Marty, Parte VI

Regia di Delbert Mann (1955)

ENGLISH TRANSLATION

È la mattina dopo che Marty ha incontrato Clara, domenica. Marty è nella sua camera da letto, fischietta mentre si prepara per la messa. È sul fondo dell’inquadratura, immerso nella luce e incorniciato dalla porta della camera da letto che, a sua volta, si trova all'interno dell'ampia porta al centro. Sta in piedi davanti allo specchio con i pantaloni e la canottiera bianca, un asciugamano drappeggiato sulla sua spalla.

Ancora fischiettando si dirige verso la parte anteriore dell’inquadratura e poi al piano di sopra. Sembra leggero sui suoi piedi in un modo che non abbiamo mai visto prima.

Finisce in bagno. Dietro di lui, nella luce che entra attraverso le tende, vediamo il letto sfatto nella stanza di Teresa.

Al lavandino, Marty si infila l'asciugamano nella parte anteriore dei pantaloni, mentre appare sua madre. Indossa il suo accappatoio e armeggia con i suoi capelli. Lo guarda con un'espressione perplessa, come chiedendosi perché quel fischiettio, o forse si ricorda della ragazza della notte prima e lo sa esattamente. Passa oltre, uscendo dall’inquadratura, mentre Marty si lava il viso.

Nella sua camera da letto, sistemandosi i capelli, sembra turbata. Sentiamo il rumore dell’acqua da fuori schermo. Con la faccia bagnata, Marty entra nella stanza con gli occhi chiusi e dice: "Ehi, mamma! Sai cosa penso di fare? Comprerò il negozio di Patsy". Torna in bagno per finire. Una lampadina nuda sopra la sua testa.

Di fronte allo specchio, Teresa attorciglia i suoi lunghi capelli intorno alla sua mano per tirarli su. Dietro di lei vediamo spazzole e altri articoli da toeletta sistemati con cura su un panno di stoffa. Un crocifisso è appeso al muro.

Tutta la luce nell’immagine sembra concentrarsi sul suo viso e sulla sua espressione aspra, insoddisfatta e delusa.

Asciugandosi la faccia con l'asciugamano, Marty entra di nuovo nella stanza. "Hai sentito cosa ho detto, mamma? Perché è così che immagino: abbiamo circa tremilatrecento dollari in banca, quindi dovrò prelevarli per comprare il negozio, quindi cosa ne pensi?" Teresa ha la schiena rivolta a lui, sta ancora inserendo forcine tra i capelli. Lui la guarda in attesa.

Ma la sua risposta non è incoraggiante. "Non so", dice lei, con un'alzata di spalle.

Lui non se ne accorge. Dice, in parte a sua madre, in parte a se stesso: "Ah, sono un buon macellaio. Penso che me la caverò piuttosto bene. Voglio parlarne con Thomas, ma ho idee mie". Lo abbiamo sentito condividere queste idee con Clara la sera prima.

Ignorando la sua eccitazione, Teresa dice: "Dai, Marty, perché sono le nove".

Ma anche lui non sta esattamente prestando attenzione a lei. "Oh, ascolta, mamma? Ti dispiacerebbe venire a casa da sola dalla chiesa perché voglio trovare Angie. Penso che ce l’abbia con me per qualcosa".

"Va bene".

"E, mamma, quello che voglio chiederti è, uh, Thomas porta qui zia Caterina o cosa? Perché lo voglio vedere, quindi lui..."

Sua madre lo interrompe: "Penso che Thomas porterà qui zia Caterina, ma non lo so". Aggiunge con impazienza: "E per favore vai fuori, perché devo indossare i miei vestiti".

"Va bene" – dice, un po’ ferito – "Per cosa stai diventando così seccata?"

Lascia la stanza, mentre lei continua a sistemare i suoi capelli. Ma, non appena la porta si chiude, lei si precipita, avvicina il suo viso a essa e dice: "Marty, per favore scusa quello che ho detto".

"Va bene, mamma!" risponde lui allegramente.

Virginia e Thomas sono nella loro camera da letto. Virginia siede sul letto, i capelli sciolti, tiene in braccio il bambino, che è avvolto in una coperta. Thomas è in pantaloni e canottiera, un asciugamano drappeggiato sulla sua spalla. Vediamo la culla del bambino nell'angolo e un mucchio di cose sul cassettone. Ci ricorda la camera da letto che Vincenzo e Ginetta, un'altra giovane coppia in difficoltà, condividono con il loro bambino in “Rocco e i suoi fratelli”.

Thomas sta freneticamente cercando qualcosa nei cassetti.

Virginia dice: "Non pensi che anch'io mi senta male per questo?"

Thomas guarda verso lei con rabbia e dice: "Ginnie, non voglio più parlarne!" Sbatte il cassetto e si siede per mettersi i calzini, che finalmente ha trovato. "Non credo di aver dormito un'ora in tutta la notte. Ieri sera è stata la prima volta nella mia vita che ho sentito piangere mia madre, lo sai?"

Il piccolo inizia ad agitarsi mentre Virginia si rivolge a suo marito e dice: "Tommy, io–"

Ma lui la interrompe, ripetendo: "Non voglio parlarne!"

"So cosa stai per dire: 'Un uomo deve smettere di essere il bambino di sua madre prima o poi'. Quante volte lo dirai? Lei è mia madre, lo sai. Dovrei avere qualche sentimento per lei, non credi?!"

La linea verticale di un muro divide l’inquadratura in due parti, Tommy a destra e Virginia immersa nella luce a sinistra. L'ombra dei vetri della finestra cade sulla parete dietro di lei, ricordando un crocifisso. Tenendo il neonato, lei è nella posa di una Madonna con bambino.

Dice: "Perché mi metti sempre nella posizione di essere quella spregevole? Tommy, ti amo e so che ora ti senti male, ma non saremo mai felici se non avremo la possibilità di lavorare sulle nostre vite. Non possiamo continuare a parlare in sussurri così per il resto delle nostre vite. Dobbiamo avere un po' di privacy".

Tommy si è allacciato le scarpe. Ora si alza, guarda sua moglie con rabbia e poi getta l'asciugamano sul letto.

Cammina rumorosamente fino alla porta e lascia Virginia avvilita. Lei culla il bambino, che ora è tranquillo.

Tommy entra nel soggiorno, dove dorme sua madre. Anche se le tende sono chiuse, entra una luce intensa: di giorno è una stanza allegra. C'è una valigia aperta su un tavolo. Caterina ci sta mettendo dentro le sue cose, le coperte ancora in disordine sul divano.

"Ma" – dice lui – "non puoi aspettare cinque minuti? Ti porterò in macchina. Devo solo mettermi una camicia, tutto qui".

Lei continua a piegare le sue cose. Il suo vestito, scuro con punti chiari, si estende dal collo alle caviglie. Con la schiena rivolta a lui, risponde con voce piatta: "Vai a messa".

"Ho abbastanza tempo per andare a messa. Andrò alla messa delle undici. Lascia che ti ci porti io, lo farai, mamma?"

Lei mette delle altre cose nella valigia.

Alla fine, lei lo affronta. "Thomas, lasciami in pace!" dice tornando alla sua preparazione dei bagagli.

Thomas si alza e guarda la schiena di sua madre. Nella sua canottiera sembra vulnerabile come un bambino, vicino alle lacrime per il rifiuto di sua madre.

Alla fine si gira e torna nella camera da letto, dove Virginia sta sistemando le coperte nella culla del bambino.

"Vestiti" – le dice Tommy – "che dobbiamo portare mia madre". Poi lancia un attacco, per alleviare la propria colpa. "Perché non puoi andare d'accordo con lei?" – l’accusa, avvicinandosi al suo viso – "Perché non potresti fare un piccolo sforzo? È un po’ difficile andare d’accordo con lei, va bene. Tutto quello che ti ho chiesto è di provare un po'!" Il bambino ricomincia a piangere.

“Tommy!”

"Non voglio più sentirne parlare!" urla lui, gesticolando rabbiosamente. "Mi senti?!" Si precipita via.

Adesso il bambino sta piangendo in modo incontrollabile e Virginia, con gli occhi ancora fissi su Tommy, si china e lo prende in braccio per consolarlo.

Una delle tante belle dissolvenze in questo film ci porta da Virginia – che tiene stretto il figlio, confortando anche se stessa – alla veranda di Marty. Thomas si avvicina, portando pacchi, seguito da vicino da sua madre, vestita per la domenica con un cappotto e un cappello scuri, una borsa di effetti personali in ogni mano.

Virginia si trascina dietro di loro, portando il bambino. Mentre Thomas e sua madre arrancano oltre il recinto di ghisa che delimita il giardino, sembrano condurre una processione funebre; anche i loro vestiti sono scuri. Virginia, al contrario, indossa un vestito di colore chiaro, e la coperta del bambino è di una tonalità simile.

Mentre si avvicinano alla ringhiera bianca della veranda, nessuno parla.

Thomas apre la porta – non c'è bisogno di bussare – e lui e sua madre entrano. Virginia rimane fuori sotto la veranda con il bambino. Teresa è nella sala da pranzo, riordina. Ha in testa il cappello per la chiesa. Per una volta, è vestita con colori vivaci.

"Ciao, zia Teresa", dice Thomas.

"Ciao, Tommy. Come ti senti?” risponde girandosi.

"Ah, mia madre. Mi fa impazzire. Ho dovuto supplicarla di lasciare che la portassi qui. Una martire”. Mentre parla, posa le cose di sua madre. "Deve sempre essere la grande martire".

Caterina lo guarda con un'espressione feroce. "Per favore, eh? Vai a messa, eh?" gli dice arrabbiata. "Lasciami in pace, eh!" Ubbidiente, lui esce dalla stanza.

Proprio in quel momento sentiamo Marty cantare ad alta voce da solo. Venendo al piano di sotto saluta Thomas, poi entra nella sala da pranzo e dà a sua zia Caterina un bacio.

"Verrai a messa con noi?" chiede allegramente.

"Sono andata a messa due ore fa", dice, gesticolando con la mano.

"Oh bene! Beh, fai come se fossi a casa tua. Il frigorifero è pieno di cibo. Vai di sopra, prendi qualsiasi stanza tu voglia, ok?"

Lei aggrotta la fronte e fa un piccolo cenno.

"Thomas!" chiama Marty.

Marty segue Thomas fino al portico, dove Virginia è in piedi con il bambino.

"Oh, l'hai portato qui!" dice Marty, felice di vedere suo nipote. "Oh, lasciamelo tenere per un minuto" – dice, allungando la mano per prendere il fagottino – "Ehi, Petey, ragazzo", lo coccola, mentre Virginia guarda Thomas, che sta rimuginando da solo sulla soglia della veranda.

Continuando a portare il bambino, Marty si avvicina al cugino. "Oh, quindi, Tom, come ti dicevo ieri, quando eri qui: il signor Otari, il mio capo, vuole vendere il suo negozio perché tutti i suoi figli sono sposati, e lui vuole trasferirsi in California–"

"Per cosa sei così dispiaciuta?!" grida Tommy a Virginia.

"Oh, stai zitto, fammi il favore" ribatte lei incrociando le braccia.

Marty ci riprova, incurante: "Il problema, ovviamente, sono i supermercati. Questo è quello che voglio chiederti. Se mi metto insieme a un paio di altri commercianti..."

Ma Tommy non sta nemmeno ascoltando. Interrompendo Marty, si avvicina a Virginia e dice: "E quella volta in cui lei voleva preparare una cena italiana vecchio stile per mio fratello, ma tu non glielo hai permesso?"

"Di cosa stai parlando?"

"Una volta al mese non poteva usare la cucina?!"

"Le ho detto che poteva usare la cucina ogni volta che voleva!"

“Dovevi sempre essere il capo della cucina!" le dice in modo accusatorio.

"Ascolta, lei non voleva usare le mie pentole e padelle!" Virginia sta gesticolando con i suoi guanti bianchi della domenica.

Vanno avanti e indietro litigando, poi Marty si intromette e dice: "Tommy, dammi solo un paio di minuti, puoi? Perché ho promesso al signor Otari che glielo avrei fatto sapere entro domani. Tu e Virginia potete litigare in qualsiasi momento!" aggiunge, per aiutare, dando un’occhiata verso di lei.

Insiste: "Ora, ascolta, quello che voglio sapere riguarda… ". Continua a fare una complessa domanda finanziaria. Ma Tommy non sta ascoltando. Sta alla ringhiera, frustrato e arrabbiato, guarda in basso. Virginia, a sua volta, lo guarda in cagnesco dall'estremità della veranda, con le braccia incrociate.

All'improvviso Tommy si gira e urla a Marty: "Di cosa stai parlando?! Sai di cosa stai parlando?"

"Beh, no, non lo so!" – dice Marty innocentemente, con il bambino ancora tra le sue braccia – "Ecco perché ti sto chiedendo!"

"Perché vuoi comprare un negozio, me lo dici? Hai un buon lavoro, non hai moglie, non hai responsabilità! Caspita, vorrei essere te, caspita! Perché vuoi comprare un negozio?" La sua bocca è a pochi centimetri dal viso di Marty – e da quello del bambino. Il piccolo Petey inizia a strillare. "Prendi il bambino, puoi?" urla Thomas a Virginia.

Mentre lei prende il bambino, Tom continua a sfidare Marty: "Per l'amor del cielo, non hai responsabilità! Rimani così! Segui il mio consiglio!" Agita il braccio verso Marty e gli passa accanto.

"Oh, perché gli stai urlando contro? Sta solo chiedendo consiglio", lo rimprovera la moglie.

Imperterrito, Marty continua: "Ma il negozio di Patsy, quello è di una categoria specializzata. I supermercati non distribuiscono carne italiana".

"Chi compra più carne italiana?! Pensi che mia moglie compri carne italiana?" ribatte Tommy, guardandola severamente. "Lei va all'A&P, prende una braciola di agnello avvolta nel cellophane, apre una lattina di piselli e quella è la cena, ragazzo!"

"Va bene, va bene!" risponde lei.

Marty, ancora sulla propria lunghezza d'onda, riflette: "Capisco quel problema dei supermercati, ma stavo parlando con questa ragazza ieri sera e lei mi ha fatto notare che–"

"Guarda, Marty" – lo interrompe Tommy – "Puoi assicurarti che mia madre sia ben comoda?"

"Oh, certo, ma questa ragazza–"

"Quale ragazza?!" – urla lui – "Che cosa sa lei?!" Poi, enfatizzando quello che ha davvero in mente, dice con più dolcezza: "Marty, prenditi cura di mia madre, lo farai?" E se ne va, lasciando Virginia con il bambino in braccio, vestita elegante per la messa con i suoi guanti e cappello bianchi, e anche Marty, vestito elegante, con tutte le sue domande sul negozio che potrebbe comprare.

Stanno nella veranda, con gli occhi bassi, solenni, finché finalmente Marty guarda l'orologio e entra.

In cucina, Teresa sta preparando il caffè, mentre sua sorella siede al tavolo. Indossa ancora il suo cappello della domenica, ornato con un ramoscello di fiori. Sentiamo la voce di Marty dal piano di sopra: "Ehi, mamma, preparati, che arriverò giù tra un minuto!"

"Ehi, Caterina" – dice Teresa a sua sorella – "Sai, ieri sera quando sono tornata a casa da casa tua, Marty era qui con una ragazza".

"Chi?"

“Marty”.

"Tuo figlio, Marty?" La voce di Caterina si alza incredula.

"Beh, quale Marty pensi che possa essere in questa casa con una ragazza?" chiede Teresa mentre versa il caffè a sua sorella.

"Con le luci accese?"

"Certo!"

"Questa ragazza è una laureata", spiega Teresa mentre si versa la sua tazza di caffè.

"Sono le peggiori! Le ragazze dell'università sono ad un passo dalla strada, te lo dico”.

Teresa la ignora. "Questa è la prima volta che Marty porta a casa una ragazza. Sembra una brava ragazza. Sai – penso che Marty provi un sentimento per questa ragazza”. Aggiunge zucchero al suo caffè. "L'hai sentito cantare? Ha cantato così per tutta la mattina".

"Bene, ecco qui. Vedrai" – avverte Caterina – "Oggi, domani, tra una settimana, ti dirà: 'Ehi, mamma, sono stanco di correre qua e là. Non è bello essere uno scapolo’. Poi ti dirà: ‘Perché abbiamo bisogno di questa vecchia casa? Perché non vendiamo questa vecchia casa e ci trasferiamo in una parte più bella della città? Un appartamento piccolo e carino’”.

"Non venderò questa casa. Te lo dico io. Questa è la casa di mio marito! Ho avuto sei figli in questa casa!"

"Vedrai! Fra un paio di mesi sarai una vecchia signora che dorme su un divano nella casa di tua nuora".

"Oh, Caterina, dove vai tu va la pioggia! Il giorno in cui sorriderai faremo una grande festa".

Caterina sorseggia il suo caffè, sicura di sé.

La voce di Marty arriva da fuori campo: "Ehi, mamma!" Si affretta nella stanza, mettendosi la giacca. "Che ne dici, mamma? Si sta facendo un po’ tardi".

Si avvicina al bancone e nota qualcosa di rotto. "Caspita, questo posto sta davvero andando in pezzi. Sai, mamma, penso che dovremmo vendere questo posto. L'intera baracca sta andando in pezzi", commenta, mentre si alza e vede un altro difetto. Nel frattempo, Caterina sta tranquillamente sorseggiando il suo caffè, piuttosto soddisfatta, mentre sua sorella sembra colpita. "Le tubature sono arrugginite. Tutto. Ora dovrò reintonacare tutto questo posto. Sai cosa dovremmo fare, mamma? Dovremmo prendere uno di quegli appartamenti piccoli e carini che stanno costruendo su Southern Boulevard. Una parte più bella della città, sai?"

"Sei pronta, mamma?"

"Sono pronta", dice, rassegnata al suo destino, poi prende la borsetta.

"Ciao, zia Caterina".

"Arrivederci", risponde Caterina freddamente.

Marty e sua madre escono nella veranda, dove Thomas e Virginia stanno aspettando, distanti. Come in lutto, Teresa fa strada, seguita da vicino da Marty, ognuno con pensieri sul proprio possibile futuro. Alla fine Virginia prende il braccio di suo marito e la famiglia cammina unita verso la chiesa, in una sobria processione.

FINE PARTE VI

ENGLISH TRANSLATION


Here is the link to Parte VII – the final installment – of this cineracconto will be posted. The blog will be off the last two weeks of June – at the Cinema Ritrovato in Bologna! Vertigo grammar exercises about the film will be posted on Saturdays in July at the bottom of Parte VII. Check back then – or subscribe to receive a weekly email newsletter with links to all our new posts.

GLOSSARIO

  • ce l’abbia (avercela) – he’s sore, mad (congiuntivo)

  • l’accappatoio (oio/oi) – the bathrobe

  • aggrotta (aggrottare) la fronte – she frowns

  • si è allacciato (allacciarsi) – he has been tying, he tied

  • un'alzata (a/e) di spalle – a shrug

  • non appena as soon as

  • armeggia (armeggiare) – she fusses

  • arrancano (arrancare) – they trudge, plod

  • arrugginite (arrugginire) – rusty (past participle as adjective)

  • aspra (o/a/i/e) – sour

  • attorciglia (attorcigliare) – she winds, twists

  • avverte (avvertire) – she warns

  • avvilita (avvilire) – disheartened, dejected (past participle as adjective)

  • l’intera baracca – the whole joint

  • i calzini (o/i) – the socks

  • caspita – boy, darn, jeez

  • i cassetti (o/i) – the dresser drawers

  • me la caverò (cavarsela) – I’ll make out, succeed

  • un cenno (o/i) – a nod

  • coccola (coccolare) – he cuddles

  • una coperta (a/e) – a blanket

  • la culla (a/e) – the crib

  • cura (curare) – care, attention

  • delimita (delimitare) – it bounds, marks

  • distribuiscono (distribuire) – they carry, provide

  • fa (fare) strada – she leads the way

  • ha fatto (fare) notare – she made the point

  • feroce (e/i) – fierce

  • finanziaria (o/a/i/e) – financial

  • fischietta (fischiettare) – he whistles

  • forcine (a/e) – hairpins, bobby pins

  • guarda (guardare) in cagnesco – she glowers

  • imperterrito (o/a/i/e) – undaunted

  • si infila (infilarsi) – he tucks [something] in

  • l'intera baracca – the whole joint

  • si intromette (intromettersi) – he steps in

  • una lampadina (a/e) – a bulb

  • la lunghezza (a/e) d'onda – the wavelength

  • in lutto – in mourning

  • mi metto (mettersi) insieme – I get together (with)

  • ognuno (o/a) – each

  • le padelle (a/e) – the pans

  • un panno (o/i) – a cloth

  • passa (passare) oltre – she passes by

  • le pentole (a/e) – the pots

  • il piano (o/i) di sopra – upstairs

  • piatta (o/a/i/e) – flat

  • piegare – to fold

  • piselli (o/i) – peas

  • prelevare – to withdraw (money from bank)

  • un ramoscello (o/i) – a sprig

  • il recinto (o/i) di ghisa – the cast iron fence

  • reintonacare – re-plaster

  • ribatte (ribattere) – she retorts

  • ricordando (ricordare) – resembling

  • il rifiuto (o/i) – the rejection

  • riordina (riordinare) – she tidies, straightens up

  • sbatte (sbattere) – he slams

  • sciolti (sciogliere) – uncombed (past participle as adjective)

  • seccata (seccare) – annoyed (past participle as adjective)

  • sfatto (sfare) – unmade (past participle as adjective)

  • sobria (io/ia/i/ie) – sober

  • la soglia (ia/ie) – the edge

  • solenni (o/a/i/e) – solemn

  • sorseggia (sorseggiare) – she sips

  • spazzole (a/e) – brushes

  • spregevole (e/i) – contemptible

  • stoffa (a/e) – cloth

  • stretto (o/a/i/e) – tight

  • strillare – to bawl, weep loudly

  • supplicare – to beg

  • sussurri (sussurrare) (o/i) – whispers

  • tirare su – to put up

  • le tubature (a/e) – the plumbing

  • ubbidiente (e/i) – obedient

  • versa (versare) - she pours

  • i vetri (o/i) della finestra – the window panes