Risate di Gioia (The Passionate Thief), Parte 23

Regia: Mario Monicelli (1960)

Un gruppo di bambini in costume da bagno corre lungo una strada accanto al fiume Tevere, urlando e scherzando. Sono ancora bagnati dalla loro nuotata. È una giornata di sole estiva.

Si abbattono su un chiosco di cocomeri come uno stormo di uccelli eccitati, afferrando i frutti sotto un parasole frangiato. "Buoni, ragazzini, state buoni!" – li rimprovera il venditore – “Posate le angurie! Mi volete rovinare? Giù le mani! Va via!"

Dietro di loro, vediamo una figura in pantaloni bianchi e un cappello di paglia spavaldo: è Umberto, appoggiato a un monumentale muro di pietra.

Si apre una pesante porta di metallo ed emerge una guardia in uniforme.

Alle sue spalle, appare Gioia, che indossa gli abiti di Capodanno: il vestito pieno di lustrini e le scarpe coi tacchi alti. Porta con sé la pelliccia di volpe e un piccolo cestino intrecciato. 

Uno dei bambini urla: "Guarda quella pazza!"

Umberto le corre incontro, nel suo modo affrettato, le ginocchia leggermente piegate. Vediamo che porta un ombrello – in questa magnifica giornata estiva romana.

“Tortorella!” grida, con estremo piacere.

"Umbe’", dice lei piano, con esitazione.

"Ho saputo dall'avvocato e sono venuto", spiega.

"Bravo".

"Ma come…?" inizia, indicando ciò che lei indossa.

"Ma che?!" lo aggredisce lei, allontanandosi.

Le ha portato un ombrello come regalo. “Ti ricordi quel buono omaggio che ci hanno dato alla festa al Milleluci?” – spiega – “Tieni, l’ho comprato per te, con lo sconto”. Glielo porge, chiedendole: "Indovina cos'è?"

“Un ombrello – da uomo. Non potevi farti dare qualcos'altro?" chiede lei, delusa. 

"C'era solo questo, un thermos e una mazza da polo”.

La telecamera taglia su due motociclisti che stanno osservando la nostra coppia. Indossano caschi e abiti di pelle sporchi, hanno del grasso sulle loro facce. La donna si sporge verso il suo compagno e dice, in inglese: "Oh, Richard, guarda in che modo buffo vestono questi italiani!"

Tenendo il passo di Gioia, Umberto dice: “Ero venuto anche per dirti che ho cominciato un lavoretto a Cinecittà. Un film mitologico. Ci sto lavorando da giorni. Faccio lo schiavo di un'antica nave romana”. A questo punto, Gioia emette una sonora risata con la bocca spalancata. Sta riprendendo il suo spirito.

"Sì!" – continua lui – "Mi sarebbe piaciuto poter lavorare con te un’altra volta”.

“Che bello che sarai! Non so, Umberto mio, perché...” Si ferma e appoggia il cestino sul muro di pietra, portando ancora la sua pelliccia. “Perché chissà gli impegni... So che mi hanno cercato. Un sacco di telefonate a casa..."

"Fa così caldo che non ce la faccio più, eh", dice bruscamente. 

Lui le chiede: "Mi dici perché sei vestita così?"

"Perché? Che giorno è oggi?"

"Ferragosto,* no?"

Gioia risponde: “Chi te l'ha detto? Oggi è il primo gennaio! Per me l'anno comincia oggi. Sì sì".

*Ferragosto è una festa celebrata in Italia ogni 15 agosto. L'intero paese chiude – le attività commerciali sono chiuse, tranne che i ristoranti e i bar – e tutti si dirigono verso la spiaggia. Se l'aveste perso allora, vi divertirete a leggere il nostro cineracconto su Il sorpasso (Dino Risi, 1962), un iconico road movie che si svolge a Ferragosto.

Lei continua:, "Così sono entrata e così esco!" e fa uno shimmy, facendo muovere i suoi lustrini. Quindi scuote la sua pelliccia, che sparge in aria una grande nuvola di lanugine bianca.

Umberto si spolvera la giacca.

"Accidenti a loro!" – dice lei – "L’hanno fatta tarlare!"

Poi ride. "Ma chi se ne frega! Vola!" urla gettando la sua pelliccia nel fiume.

"Cosa fai?!"

“Me ne compro una nuova!"

"Sento che le cose si mettono bene, Umbe’!" – gli dice lei – "Guarda quei ragazzi in barca!" In basso, alcuni giovani stanno remando sul fiume. "Hai visto che fusti?"

Guardandolo dalla testa ai piedi, aggiunge: "Beh, dico, non lo so, sono quelli che dovrebbero lavorare nella nave, non tu!"

Leggermente offeso, lui si dà qualche pacca sul petto, controllando la sua forma.

Lei ride e gli porge il cestino. "Andiamo! Cammina, schiavo! ‘Namo! Anno nuovo, vita nuova! Accidenti, che caldo!"

"Sì hai ragione!"

Continuano a camminare. "Bando alla miseria!" proclama Umberto, sollevando l'ombrello.

Chiamano un taxi in avvicinamento, gridando allegramente: "Taxi! Taxi!"

Gioia allarga le braccia.

Umberto esclama: "Usiamo le ultime riserve".

Poi, sempre gentiluomo, apre la portiera per lei. "Prego, signora, si accomodi!"

"Oh grazie mille!" Lei entra.

"Vengo anch’io!" Sale anche Umberto. Chiude la portiera e vediamo il taxi girarsi e andarsene.

Ma, dopo un momento, il taxi si ferma di colpo. Si apre una portiera e esce Gioia, seguita da Umberto. Restano sulla strada mentre il veicolo parte.

"Allora", dice lei, le mani unite davanti alla vita nel gesto che vuol dire ‘non c’è speranza’. "Sei il solito morto di fame, figlio mio. Se non hai una lira perché dire ‘Bando alla miseria!’ ‘Usiamo le ultime riserve!’?”

"Credevo ne avessi tu".

"Io?" ribatte, incredula.

Lui scrolla le spalle. "Ho fatto una spesa rilevante per il parapioggia” dice lui, usando una parola troppo sofisticata per l'occasione, come fa spesso.

Lo solleva per mostrarlo e lei lo afferra e lo scuote contro di lui. "Io te lo darei in testa questo parapioggia!" dice rabbiosamente.

Glielo restituisce: "Aprilo, almeno ci ripariamo dal sole".

Mentre si mettono in cammino, la musica esuberante che ha dato il via al film riprende.

"Mannaggia, Umberto!" urla lei. Si avvicinano ai gradini che portano a un lungofiume, che si allontana in diagonale attraverso l’inquadratura, chiamando i nostri personaggi al futuro.

Umberto apre l'ombrello e, insieme, iniziano il nuovo anno di Gioia.

FINE PARTE 23

This is the final installment of our cineracconto about Risaste di Gioia. A Vertigo grammar exercise has been posted below. Subscribe to receive a weekly email newsletter with links to all our new posts as well as additional information about the film.

VERTIGO Grammar exercise: Italian gestures          e          Io ti salverò!

For help doing the exercise, go to the page on this blog called “La stanza di Père Jules” where there are gifs from the film showing you how the gestures look in action!