Twenty-Four Eyes, Parte XII

Regia: Keisuke Kinoshita (1954)

ENGLISH TRANSLATION

Una sequenza di quattro bellissime composizioni fa avanzare la storia: il grande arco della Sala dell'Assemblea della Contea con la scritta “Vittoria in Guerra!”; un molo con una didascalia – 15 agosto 1945 – che è la data della resa giapponese agli Alleati; un cesto da pesca abbandonato giace su una spiaggia mentre le onde lambiscono la riva, forse il pescatore lo ha lasciato per ascoltare l'importante annuncio radiofonico dell'Imperatore quel giorno; un vecchio con un cappello a falda larga che cammina con il suo bastone su una lunga strada dritta. Forse è lui il pescatore che sta andando a sentire l’importante annuncio radiofonico dell'Imperatore…

Fuori dalla scuola, un militare su un palco rialzato annuncia alle file silenziose di bambini: "Vi abbiamo chiamati qui con breve preavviso per ascoltare la voce di Sua Maestà Misericordiosa l'Imperatore trasmessa alla radio mentre parla all'intera nazione. Ascoltate con attenzione e con riverenza". 

Ormai sono state sganciate le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. L'imperatore sta per riferire della resa del Giappone. Questa notizia avrà ripercussioni in ogni famiglia giapponese. 

Una dissolvenza ci porta a casa della signorina Oishi, che ha perso sia la madre che il marito.

Daikichi siede da solo alla piccola tavola rotonda. Il fratellino gli serve una ciotola di noodles. La sorella porta un'altra ciotola e si siede sul pavimento accanto al tavolo. La madre si unisce a loro.

La signorina Oishi dice: "Daikichi, non essere così triste. Ora i bambini possono di nuovo andare a scuola come bambini". Raccoglie la sua ciotola. "Mangiamo".

"Mamma, abbiamo perso la guerra. Non hai sentito alla radio?" Guarda in basso cupo, senza mangiare.

"L'ho sentito. Ma è un bene che la guerra sia finita. Nessun altro sarà ucciso in battaglia. I sopravvissuti torneranno".

Lui si lamenta: "Non potremmo morire per il nostro Paese".

"Grazie al cielo per questo".

"Sei contenta?"

"Smettila di dire sciocchezze" – dice – "Sei tu? Tuo padre è stato ucciso. Non tornerà”.

"Non piangerai perché abbiamo perso?"

"Ho pianto di sicuro. Ho pianto per i morti".

A quel punto Daikichi prende la sua ciotola e comincia a mangiare.

Una figura che non riusciamo a distinguere sta correndo lungo una strada di campagna nella serena luce del giorno, portando in braccio un piccolo corpo. Seguita da un gruppo di bambini, si precipita in un edificio. È la signorina Oishi, che tiene in braccio la figlia Yatsu esanime! "Per favore, aiuto!" grida disperatamente.

Mentre corre, la macchina da presa aspetta con i bambini, che si sono fermati. La sentiamo gridare da fuori campo: "Per favore! Per favore!” Mentre i bambini guardano, lei torna correndo attraverso l’inquadratura.

La signorina Oishi stende la bambina su un tavolo e grida: "Dottore!" Quando appare un’infermiera, la signorina Oishi spiega. "È caduta da un albero! Per favore, aiuto!" Si gira verso la bambina. "Yatsu!"

Il medico arriva di corsa attraverso il villaggio, seguito dal bambino che è andato a prenderlo. Le linee orizzontali che si allungano nell'inquadratura – la risaia, la strada, gli edifici bassi – sottolineano la lunga durata del viaggio. Sullo sfondo, voci di adulti armonizzano sulla melodia "Home Sweet Home". 

Finalmente il dottore raggiunge l'edificio dove la signorina Oishi è in attesa.

All'interno, il gruppo di bambini è ancora in piedi e guarda. Nel suo camice bianco, il dottore esce dalla stanza dov’è sdraiata Yatsu. Poco dopo arrivano i due figli più grandi della signorina Oishi.

Stanno dietro alla madre, che è al fianco della bambina. Quando l'infermiera si allontana, la signorina Oishi si gira, dice debolmente: "Daikichi..." e crolla sul pavimento, gemendo e lamentandosi.

In una bella giornata, con un cielo vasto e limpido, vediamo la signorina Oishi camminare con i suoi due figli. Alla tomba di Yatsu, una struttura aperta con un tetto minuscolo, lei si inginocchia. I ragazzi sono in piedi dietro di lei, con le teste chinate, le nuvole e il mare alle loro spalle.

Mentre versa dell'acqua sui fiori sopra la tomba, la signorina Oishi parla con la figlia, raccontando la storia della sua morte. "Eri così piccola e così affamata" – dice – “Non c'è da stupirsi che tu ti sia arrampicata su quell'albero di cachi. Dovevi farlo. Stavi morendo di fame. Non hai fatto niente di male". Singhiozzando, conclude: "Poverina... stringevi ancora quel cachi acerbo".

Le didascalie ci dicono che è passato un anno dalla fine della guerra. É il 4 aprile: è tempo che la scuola riprenda! In una scena simile a quella dell'inizio del film, una barca scivola sull'acqua ferma, mentre sentiamo una melodia malinconica: "Annie Laurie".

L'inquadratura è organizzata nelle quattro strisce familiari: mare, aspre montagne, nuvole e cielo.

La signorina Oishi siede sulla barca, con Daikichi al remo.

Lui guarda il cielo. "Finalmente si sta schiarendo".

Lei si gira verso di lui, chiedendo: "È la prima volta che vai al capo?"

"Sì, non ho mai avuto motivo di venire".

"Certo che no".

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"Non avrei mai pensato che avrei insegnato di nuovo in quella scuola" – continua – "Sono passati diciotto anni. Quasi due decenni".

Suo figlio propone: "Posso portarti in barca sotto la pioggia, ma non se c'è vento".

"Non ti preoccupare. Se c'è una tempesta, camminerò".

"Questo ti stancherà", dice in modo protettivo.

"Non essere sciocco. Ho ancora un po' di vita in me. Devo crescere te e Namiki per essere dei bravi giovani uomini".

"Potresti usare una bicicletta", suggerisce lui.

"Non possiamo permettercene una. Sono così costose", risponde. "Sei stanco?"

"Sto bene!" la rassicura lui sorridendo.

"Sei bravo a remare" – dice – "Un altro figlio del mare".

"Chiunque può remare", dice placidamente lui. Piegandosi avanti e indietro, muove il remo a ritmo lento.

"C'era un bambino di nome Takeichi" – ricorda la signorina Oishi – "Era solo un primino a quel tempo, ma si è offerto di accompagnarmi a casa in barca. È stato molto tempo fa. È stato ucciso nella guerra".

"Un tuo allievo?"

"Sì". Lei si alza e si asciuga una lacrima dall'occhio.

Una dissolvenza ci porta alla vecchia scuola elementare in riva al mare. Un martello batte sul muro per annunciare l'inizio della scuola, proprio come faceva diciotto anni prima.

La signorina Oishi è in piedi davanti alla classe, con il registro delle presenze in mano. È la stessa aula dove insegnava tanti anni fa.

Dice: "Quando chiamo il vostro nome, rispondete 'Hai!' a voce alta". Comincia a chiamare i nomi: "Satoru Kawasaki".

"Hai!" urla lui, lanciando il braccio in aria.

"Katsuhiko Yamamoto".

"Hai!"

"Che spirito! Rispondete tutti gentilmente e chiaramente".

"Makoto Katagiri”.

Un "Hai!" molto tranquillo.

"Sei la sorellina di Kotoe?" La bambina fa un rapido cenno con la testa. "Kotoe è morta, vero?" Katagiri annuisce di nuovo.

La signorina Oishi guarda tristemente il suo registro e poi, riprendendosi, chiama il nome successivo: "Chisato Kawamoto".

"Hai!” La ragazza è identica a una delle ex allieve della signorina Oishi.

"Sei parente di Matsue?"

"Mia madre è a Osaka. Mi ha mandato lei questa uniforme".

"Quindi sei la figlia di Matsue?"

La vita adulta della signorina Oishi ha chiuso il cerchio. I suoi studenti ora sono legati a quelli a cui ha insegnato tanto tempo fa, che richiamano ricordi affettuosi, ombreggiati dalle difficoltà, dalla morte e dalla guerra.

Sopraffatta dall'emozione si mette la mano sul viso per trattenere le lacrime.

FINE PARTE XII

ENGLISH TRANSLATION

Here is the link to Parte XIII of this cineracconto. Four Vertigo grammar exercises about the film have been posted at the bottom of it. Subscribe to receive a weekly email newsletter with links to all our new posts as well as additional information about the film.

GLOSSARIO

  • acerbo (o/a/i/e) – unripe 

  • affettuosi (o/a/i/e) – fond

  • ti sia arrampicata (arrampicarsi) – you climbed

  • breve preavviso – short notice

  • cachi (no change) – persimmon

  • il capo (o/i) – the cape

  • la contea (ea/ee) – the county 

  • costose (o/a/i/e) – expensive

  • cupo (o/a/i/e) – grim

  • esanime (e/i) – lifeless

  • falda (a/e) – (hat) brim

  • gemendo (gemere) – moaning

  • giace (giacere) – it sits, lies

  • un’infermiera (e/a/i/e) – a nurse

  • si inginocchia (inginocchiarsi) – she kneels

  • lambiscono (lambire) – they roll

  • lamentandosi (lamentarsi) – wailing

  • limpido (o/a/i/e) – clear

  • misericordiosa (o/a/i/e) – gracious, merciful

  • motivo (o/i) – reason

  • un palco (co/chi) – a platform

  • parente (e/i) – relative

  • permettercene (permettersi) – to be able to afford 

  • preavviso (o/i) – advanced notice

  • un primino (o/a/i/e) – a first-grader

  • raccoglie (raccogliere) – she picks up

  • il remo (o/i) – the oar

  • la resa (a/e) – the surrender 

  • rialzato (rialzare) – raised (past participle as adjective)

  • riprendendosi (riprendersi) – collecting herself

  • la risaia (ia/ie) – the rice paddy

  • seguita (seguire) – trailed (past participle)

  • sganciate (sganciare) – dropped (past participle)

  • sia la madre che il marito – both her mother and her husband

  • stende (stendere) – she lays [something]

  • le strisce (ia/e) – the bands, stripes

  • non c'è (esserci) da stupirsi – it’s no wonder

  • trattenere – to hold back

  • versa (versare) – she pours