Roma città aperta (Rome, Open City), Parte I

Regia: Roberto Rossellini, 1945 

Sceneggiatura: Sergio Amidei & Federico Fellini

Fotografia: Ubaldo Arata

ENGLISH TRANSLATION

Mentre appaiono i titoli di apertura, la macchina da presa fa una panoramica sui tetti di Roma attorno a Piazza di Spagna, partendo dalla cupola della Basilica di San Pietro. Una cupa musica orchestrale cede il posto alle voci di soldati tedeschi che cantano un inno di battaglia. È il 1945, durante i nove mesi di occupazione nazista. 

Gli eventi del film si basano, in parte, sulle esperienze di guerra di Teresa Gullace (trasformata nel personaggio di Pina, interpretato da Anna Magnani).

Marciando per le strade di Roma, i tedeschi sono figure scure nella notte. A malapena li riconosciamo – e nemmeno gli abitanti del luogo li riconoscono, anche se sono molto consapevoli della presenza degli invasori

Un camion si ferma davanti a un edificio residenziale. I soldati emergono da sotto la sua copertura bianca. Mentre suona una musica di suspense, battono sulla porta d'ingresso.

Al piano di sopra, una porta si apre un po’ e il suono di Radio Londra, una trasmissione radiofonica,* si diffonde nel balcone. Una donna sbircia fuori. Guardando giù in strada, vede il camion, che mostra chiaramente una grande croce rossa.** "Oh, Gesù!" dice la donna, e torna velocemente dentro, chiudendo la porta.

*Come parte della propaganda degli Alleati in tempo di guerra, la BBC ha trasmesso questi programmi in lingua inglese nell'Europa occupata.

**La croce rossa identifica (falsamente) il camion come veicolo per il trasporto dei feriti e quindi lo protegge dai bombardamenti dall'aria.

Un uomo esce da una porta sul tetto mettendosi la giacca. É Giorgio Manfredi (Marcello Pagliero). Chiude la porta e corre dall’altra parte del tetto. La luce si sta raccogliendo prima dell'alba, e il profilo della città è una fila di sagome geometriche: palazzi e una spruzzata di foglie.

Guardando giù, Marcello vede i soldati tedeschi alla porta.

Dopo un attimo di riflessione, Marcello parte di corsa, saltando da un tetto all'altro. L'alba evidenzia i vecchi edifici di pietra nel buio persistente.

In risposta al bussare dei soldati, la donna che prima aveva sbirciato fuori dalla porta del balcone grida: "Vengo! Vengo!" Lei è la governante. Si è messa un cappotto di lana sopra la sua camicia da notte. Facendo il segno della croce, apre la porta e i soldati delle SS si fanno strada con forza.

Puntandole contro il fucile, uno chiede: "L’Ingegnere Giorgio Manfredi?

"Non c'è".

"Dov'è?"

Un'altra donna appare, dicendo: "Non sappiamo. Non viene sempre a dormire a casa”. Questa deve essere la padrona di casa.

“E dove va?”

“Non lo so. Sa com'è. É un giovanotto scapolo!”

“Già. Qual è la sua camera?”

La padrona di casa indica. “Da quella parte”.

"Perquisite la stanza!" ordina in tedesco ai due soldati. Va nella stanza di Giorgio, con la padrona di casa che lo segue.

Lei accende la luce quando entrano nella stanza.

“Viene molta gente a trovarlo?” chiede il capo.

“Una volta sì, ma da un pezzo non viene più nessuno”.

“Già naturalmente!” risponde lui, mentre cerca in una cassettiera. Si avvicina alla scrivania e guarda nel cassetto. “Quanti altri pensionanti ha?”

“Due”.

Improvvisamente sentiamo un telefono che squilla. “Dov'è il telefono?” chiede il tedesco. 

“In fondo al corridoio”, dice lei, indicando, e lui si precipita a rispondere.

Nel corridoio, la governante sta per rispondere al telefono, ma l’uomo delle SS dice bruscamente: “Ferma! Rispondo io!”

Lei si allontana. Lui risponde al telefono.”Hallo?” chiede, alla tedesca, poi passa all'italiano: “Pronto!”

Vediamo chi c’è all’altro capo: una giovane donna, seduta a letto, in camicia da notte. "C'è Giorgio? Ma sì, l'ingegnere Manfredi?” Lei fa una pausa. "Ma con chi parlo?"

“Sono un amico dell'ingegnere”, risponde l'ufficiale scontrosamente

“Che amico?” chiede lei, iniziando ad insospettirsi.

“Con chi parlo?” chiede lui con tono autoritario.

Con uno sguardo preoccupato, l’interlocutrice riaggancia il telefono, senza rispondere.

Anche il soldato riaggancia. "Era una donna" – dice – "Chi è?" 

"E che ne so io, mica l'ho vista".

Rivolgendosi a un subordinato, chiede, in tedesco: "Trovato qualcosa?”

Il giovane soldato salta sull'attenti. "No, niente”.

"Quella porta?" chiede l'ufficiale alla padrona di casa.

"È la terrazza".

"Ah! La terrazza!" Si avvicina e la apre. Sale le scale oltre la soglia, mentre gli altri soldati lo seguono.

"Calma mi raccomando!" – dice la padrona di casa alla governante, che risponde: "Gesù!”

Vediamo le sagome dei soldati che attraversano la terrazza sul tetto, le due donne che li seguono. Due piante in vaso posano come calligrafie contro il cielo mezzo illuminato.

Solenne, con l’elmetto, l'ufficiale fissa fra i tetti, cercando di capire come l'ingegnere sia riuscito a fuggire. Notando il tetto di un edificio vicino, chiede alle donne: “Chi abita là?”

“C'è l'ambasciata di Spagna”.

“Ah”. Non si aspetta che l'ingegnere si stia nascondendo nell'ambasciata di un alleato tedesco.

E così siamo in mezzo alle cose: gli invasori che bussano nella notte, a caccia di chi potrebbe resistere. Incontreremo presto gli altri personaggi della storia: una vedova che sta per sposarsi; il suo giovane figlio, coinvolto in attività clandestine; e un prete solidale con i partigiani. 

Come vedremo, i tedeschi hanno la loro forza bruta e la loro arroganza, ma i romani di questo quartiere hanno una comunità affiatata che non si arrenderà facilmente.

FINE PARTE I

ENGLISH TRANSLATION


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GLOSSARIO

  • affiatata (o/a/i/e) – close-knit

  • l'alba (a/e) – the dawn

  • si arrenderà (arrendersi) – they will surrender

  • attorno – around, nearby

  • battono (battere) – they pound

  • il bussare (no change) – the knocking

  • a caccia – on the hunt, hunting

  • la camicia (cia/cie) da notte – the nightgown

  • all’altro capo – at the other end

  • una cassettiera (a/e) – a dresser, bureau

  • il cassetto (o/i) – the drawer

  • consapevoli (e/i) – aware

  • il corridoio (oio/oi) – the hallway

  • di corsa – running

  • cupa (o/a/i/e) – somber

  • si diffonde (diffondersi) – it drifts

  • l’elmetto (o/i) – the helmet (for military and police)

  • evidenzia (evidenziare) – it highlights

  • si fanno (farsi) strada – they make their way

  • fa (fare) una panoramica (ca/che) – it [the camera] pans (cinematic term: stationary camera rotates, normally across a horizontal area)

  • i feriti (o/i) – the wounded

  • foglie (ia/ie) – leaves

  • il fucile (e/i) – the gun

  • fuggire – to escape

  • i guai (aio/ai) – the troubles, woe

  • un inno (o/i) – a hymn

  • insospettirsi – to get suspicious

  • l’interlocutrice (tore/trice/tori/trici) – the caller

  • gli invasori (e/i) – the invaders

  • un’irruzione (e/i) – a raid (by police or military)

  • lana (a/e) – wool

  • a malapena – barely

  • mica – at all

  • si stia nascondendo (nascondersi) – he would be hiding (congiuntivo)

  • perquisite! (perquisire) – search!

  • persistente (e/i) – lingering

  • da un pezzo – for a while (from the past up to now)

  • piante (a/e) – plants

  • pietra (a/e) – stone

  • si precipita (precipitarsi) – he rushes

  • il profilo (o/i) della città – the skyline

  • si sta raccogliendo (raccogliersi) – it is gathering

  • mi raccomando! (raccomandarsi) – please!, I beg of you!

  • riaggancia (riagganciare) – she hangs up (the phone)

  • il sacerdote (e/i) – the priest

  • sagome (a/e) – silhouettes

  • sbircia (sbirciare) – she peeks

  • scontrosamente – gruffly

  • sfugge (sfuggire) – he escapes

  • solidale (e/i) – sympathetic, supportive

  • una spruzzata (a/e) – a spray

  • alla tedesca – in the German way

  • tedeschi (co/ca/chi/che) – German

  • una vedova (a/e) – a widow