Roma città aperta (Rome, Open City), Parte II

Regia: Roberto Rossellini, 1945 

ENGLISH TRANSLATION

Una mano che tiene una sigaretta accesa punta il dito su una mappa di Roma. "La città verrà divisa in quattordici settori", dice una voce, mentre la mano gesticola. A parlare è il maggiore Bergmann (Harry Feist), il comandante locale delle SS. Sulla mappa vediamo i confini che dividono i settori.

Mentre la macchina da presa si allontana, il capo della polizia di Roma (Carlo Sindici) entra nell'inquadratura. Bergmann continua: "Il Piano Schroder che noi abbiamo già applicato in diverse città europee permette il rastrellamento scientifico di grandi masse di uomini con l'impiego di minime forze". 

“Ah!” annuisce il questore.

Bussano alla porta. "Entra", dice Bergmann, in tedesco.

Un soldato entra e fa il saluto nazista. "Ha telefonato il sergente Bauer, signore. Non hanno trovato la persona in questione".

"No? È strano”.

"La padrona di casa e la governante erano lì. Le portiamo qui?"

"No, non è necessario. Grazie”.

Il soldato saluta ancora una volta e se ne va.

Bergmann cammina verso la sua scrivania.

"Una notizia spiacevole?" chiede il questore.

"Una persona è mancata ad un appuntamento".

"Una persona importante?"

"Spero”. Apre un cassetto, tira fuori delle fotografie e ne passa una al questore. "Li conosce?"

Il questore tiene in mano la fotografia. Mostra un uomo e una donna in piedi sulla scalinata di Piazza di Spagna. La chiesa di Trinità dei Monti incombe dietro di loro.

"No" – risponde – "Chi sono?”

I due uomini si siedono, uno di fronte all'altro, alla scrivania di Bergmann. La lampada da tavolo illumina le figure, mentre gran parte della stanza rimane in ombra. "Lui si fa chiamare ingegnere Manfredi". 

“Manfredi?”

Ja”, conferma l’altro in tedesco.

"Ci è stato segnalato questo nome. Pare che sia uno dei capi della giunta militare del Comitato di Liberazione Nazionale”.

"Ho le mie buone ragioni per credere che sia proprio lui".

"Ma lei come lo ha pescato?"

"L'ho incontrato qui su questo tavolo", risponde Bergmann, gesticolando. Si piega all'indietro. "Tutte le sere io faccio una lunga passeggiata per le vie di Roma senza uscire dal mio ufficio".

"Io amo molto questo genere di fotografie che coglie la gente quasi di sorpresa", dice soddisfatto, raccogliendo un cumulo di immagini sulla sua scrivania. “Si fanno incontri molto interessanti”.

“Qualche tempo fa, per esempio, mi sono imbattuto nel signor Manfredi e la sua piccola amica".

Il questore sta ascoltando attentamente. Sporgendosi verso un cassetto alla sua sinistra, Bergmann tira fuori un altro mucchio di fotografie. "Mi sono detto: ‘Io quest'uomo l'ho già visto da qualche parte!’ Guardate, per esempio, questo gruppo". Passa la foto attraverso la scrivania.

"Il secondo da sinistra. Ho ricevuto questa fotografia da Berlino", spiega, porgendogli una lente d'ingrandimento. "Credo di non sbagliare, vero?" Vediamo la lente d’ingrandimento ingrandire la figura in ogni immagine, mentre il questore fa il confronto.

"Macché sbagliare!" dice. "È lui. Sono la stessa persona!"

Sono interrotti da un urlo agonizzante proveniente da un'altra stanza.

"Ma che noia!" – Bergmann si alza in piedi – "Scusi". 

"Prego".

Il maggiore preme un pulsante sulla sua scrivania mentre le grida di dolore continuano. Un soldato entra nella stanza e fa il saluto nazista.

"Cos'è tutto questo rumore?" chiede Bergmann severamente.

"Mi perdoni, maggiore. Stiamo interrogando quel professore –"

"Va bene, ma fallo stare zitto”. Il soldato se ne va.

"Quanto gridano questi italiani!" si lamenta Bergmann con il questore italiano, che risponde, tornando alla sua lente d'ingrandimento: "Già".

Poi alza lo sguardo all'improvviso. "E la ragazza chi è?"

"Una certa Marina Mari, attrice di cabaret”. Il volto del tedesco è una maschera di disgusto.

"Ah, sì. La conosco. L'ho vista. Carina!" Alla luce della lampada, l'italiano guarda il tedesco con gioia.

"Molto carina..." Mentre la macchina da presa inquadra il maggiore, la luce risalta l'aquila d'argento, le spalline intrecciate, la fila di medaglie e la croce di ferro: i simboli del suo potere.

FINE PARTE II

ENGLISH TRANSLATION

Here is Parte III of this cineracconto. Subscribe to receive a weekly email newsletter with links to all our new posts as well as additional information about the film.

GLOSSARIO

  • accesa (accendere) – lit (past participle as adjective)

  • annuisce (annuire) – he nods

  • l'aquila (a/e) – the eagle

  • argento – silver

  • bussano (bussare) – they knock 

  • coglie (cogliere) – it catches

  • i confini (e/i) – the boundaries

  • un cumulo (o/i) – a pile

  • ferro – iron 

  • gesticola (gesticolare) – it gestures

  • mi sono imbattuto (imbattersi) – I came across

  • incombe (incombere) – it looms

  • l'inquadratura (a/e) – the frame

  • intrecciate (intrecciare) – braided (past participle as adjective)

  • una lente (e/i) d'ingrandimento – a magnifying glass

  • la macchina (a/e) da presa – the (film) camera

  • il maggiore (e/i) – the major 

  • è mancata (mancare) – he missed [something]

  • ombra (a/e) – shadow

  • si piega (piegarsi) – he leans

  • porgendogli (porgere) – he hands him [something]

  • preme (premere) – he presses

  • proveniente (provenire) – it comes from (present participle)

  • un pulsante (e/i) – a button, switch

  • il questore (e/i) – the commissioner

  • il rastrellamento (o/i) – the dragnet

  • risalta (risaltare) – it makes [something] stand out, it stands out

  • macché sbagliare! – of course it’s not wrong!

  • la scalinata (a/e) – the staircase

  • scientifico (co/ca/ci/che) – surgical, systematic

  • è stato segnalato (segnalare) – it was reported, pointed out

  • le spalline (a/e) – the epaulettes

  • sporgendosi (sporgersi) – reaching

  • zitto (o/a/i/e) – silent, quiet