Roma città aperta (Rome, Open City), Parte III

Regia: Roberto Rossellini, 1945

ENGLISH TRANSLATION

In un panificio con muri monumentali in pietra, vediamo due gruppi chiassosi di donne e bambini. Stanno gridando con rabbia. Il sole proietta le loro lunghe ombre sul marciapiede.

Un poliziotto in uniforme è in piedi accanto al muro del panificio. "Piano, piano! Calma, calma!" grida. Ma poi se ne va, lamentandosi: "Non ce la faccio più".

Si toglie il cappello e si asciuga il sudore dal viso. Vediamo un uomo che si avvicina a lui.

L'uomo è ben rasato, avvolto strettamente in una coperta e indossa un cappello nero senza falda. "Ma che succede?" chiede.

"Ma non lo vede? Hanno assaltato il forno!" Le donne affamate stanno rubando il pane.

"E lei che fa?"

L'agente fa un gesto indicando quello che indossa. "Io, purtroppo, sono in divisa".

Una voce urla da fuori campo – "Brigadiere!"* – e l'agente si volta. È il panettiere, che si trova al sicuro dietro una finestra sbarrata, con la moglie. Fuori, le donne scuotono i pugni; una brandisce un bastone.

Il brigadiere risponde: "Non posso fare niente! Questa è una rivolta!"

Poi si gira verso l'altro uomo. "Io sono impotente", dice.

L’altro uomo commenta: “Lo so! Lo so! Ma con 100 grammi al giorno…”**

*Un funzionario di pubblica sicurezza durante il fascismo. Oggi sarebbe un agente di polizia.

**Durante la guerra, il governo italiano assegnava una razione di 100 grammi di pane – circa tre o quattro fette – al giorno a persona.

Una donna si avvicina, tenendo la borsa aperta. "Brutta carogna! Pure i pasticcini aveva!” – dice – “Guardate qua!"

Inosservato, l'uomo nella coperta tira fuori un pasticcino dalla borsa della donna e ne prende un boccone. Chiude gli occhi per gustare il momento. “Sono buoni!”

Una seconda donna si fa avanti, lamentandosi: "E poi diceva che non aveva farina!”

La prima, vedendo l'uomo che mastica il pasticcino, gli dice con durezza: "Agostino, perché non te li vai a pigliare da te!”

"Io mica posso! Io sono sacrestano! Poi vado a finire all'inferno".

"Beh! Allora i pasticcini te li mangerai in paradiso!" dice strappandogli di mano il dolce e andando via.

Un nuovo personaggio – Pina (Anna Magnani) – si fa strada spingendo fuori dal panificio. Spintonata su tutti i lati dalla folla, fa cadere una pagnotta. "E lasciate stare!" esclama, mentre si china per raccoglierla. Di nuovo in piedi, deve appoggiarsi all'edificio, come se fosse stordita.

L'agente va da lei, preoccupato. "Signora Pina, ma è una pazzia!" – dice – "Nel suo stato!"

"Devo morire di fame?" risponde, ancora senza fiato.

Lui le prende il braccio e iniziano a camminare.

"Brigadiere, aiuto!" urla qualcuno.

"Ma va a morire ammazzata!" grida Pina in risposta. Lei avrà l'agente di polizia tutto per sé.

"L’accompagno a casa", dice lui tenendole ancora il braccio.

Le urla continuano: "Pane! Pane!" 

Il sacrestano guarda il cielo, si fa il segno della croce e si unisce alla folla per prenderne un po' per sé. 

Davanti al palazzo di Pina, il brigadiere le consegna la sua borsa. “Eccoci arrivati”.

"Grazie tante", dice lei, sembrando esausta. Sullo sfondo, si elevano condomini isolati.

"Vuole che gliela porti fino a su?" chiede lui riferendosi alla borsa piena di pane saccheggiato

“No”.

"È pesante", insiste.

Con uno sguardo rassegnato, lei gli porge due piccole pagnotte. "Ecco, così pesa meno".

"Veramente non dovrei" – dice lui con un po' di vergogna – "Ma ho una fame arretrata".

Lei mette la mano sopra quella di lui per rassicurarlo.

Si avvicinano all'edificio. "Signora Pina, ma che dice lei? Esisteranno veramente questi americani?" Da un bel po' di tempo si aspetta l'arrivo di un esercito di liberazione.

Lei getta gli occhi su un edificio bombardato dall'altra parte della strada. "Pare di sì".

"Già”.

Mentre camminano, un uomo con un impermeabile e un fedora malandato chiede: "Signora Pina le vuole le uova a sedici lire?”

"Piantala và", risponde stancamente Pina.

"Come si permette in mia presenza? Questa è borsa nera!" dice il brigadiere.

Pina ride. “Brigadiere, lasci perdere che è meglio! Arrivederci!” Si dirige all'interno.

Salendo le scale, ancora con un aspetto esausto, Pina supera alcuni ragazzi. Alzando lo sguardo, vede un uomo in piedi davanti alla sua porta: è l'ingegnere Manfredi, che è fuggito dalle SS nella scena di apertura.

"Chi cerca?" gli chiede lei.

"Scusi, abita qui Francesco il tipografo?"

"Sì ma adesso non c'è".

"Non sa mica dov'è andato?"

Con fatica, lei sale ancora qualche gradino. "E che ne so, sarà andato per i fatti suoi", risponde.

"Scusi, lei chi è?” chiede lui.

"Ma scusi a lei che gliene frega?" risponde lei bruscamente. Ha quasi raggiunto il pianerottolo dove si trova Manfredi. Lui proietta due ombre incombenti sul muro: un ricercato.

"Ho capito. Lei è la signora Pina!" Sorride leggermente.

"E lei come lo sa?" La sua sciarpa a quadri drappeggiata sulla spalla, Pina lo guarda dritto in faccia, con la testa inclinata, curiosa.

"Francesco mi parla sempre di lei".

"Ma lei è..."

Lui la ferma con un movimento della mano. "Un amico".

"Che stupida! L'avevo presa per un poliziotto!"

Lui è divertito. "Me ne sono accorto”.

"Mi dica! Che desidera?" chiede.

"Dovrei entrare in casa di Francesco", dice con un gesto della testa.

"Le apro subito. Prendo la chiave". Lei entra dentro. Aspettando, Manfredi arretra per far passare alcune vicine. Le donne portano una damigiana. Questa è un enorme contenitore tradizionale per il vino. Anche se durante la guerra, chissà cosa potrebbe esserci dentro...

Pina ritorna con la chiave e si scusa per il ritardo. Dice: “Si accomodi!” e lo conduce all'appartamento di Francesco, che si trova proprio di fronte. 

Entrano e Pina inizia: "Trova tutto in disordine, tutto sporco ma proprio non ci si fa..."

Lui la interrompe. "Lasci stare, non importa. Senta, lei conosce Don Pietro, il parroco di San Clemente?" Lei annuisce. "Vorrei parlargli".

"Ci vado io”.

"No, lei no".

"Ci mando il ragazzino mio".

"Sì, così è meglio".

"Mi aspetti di là". Indica l'altra stanza.

“Sì, grazie”.

Pina va alle scale, si appoggia a una ringhiera e guarda in alto, urlando: "Marcello!” Dopo una pausa prova di nuovo: "Marcello! Marcello!” Lei sa esattamente dove si trova.

Marcello (Vito Annicchiarico) entra nell'edificio da una porta sul tetto. Ha circa dieci anni. Corre in cima alle scale, dove è incorniciato in una bella composizione di forme geometriche astratte, buio e luce.

"Che vuoi?" grida.

"Vieni giù un momento!”

"Non posso”.

"Devi andare da Don Pietro, sbrigati!"

"Ora ho da fare!" risponde bruscamente il bambino con un'aria di importanza.

"Vieni giù subito ti ho detto!"

Si arrende. "Uffa!" borbotta e comincia a scendere le scale.

Mani sui fianchi, labbra serrate, Pina aspetta arrabbiata sul pianerottolo che Marcello scenda. Quando arriva, lo rimprovera: "Ti ho detto tante volte che non devi stare da Romoletto. È pericoloso!"

Gesticola verso le scale e dice: "Vai da Don Pietro, cammina!"

"Che gli devo dire?"

Lei gli raddrizza il cappello. "Gli devi dire che deve venire qui subito. Sbrigati!" Gli dà una piccola spinta.

"E non ti perdere per strada!", aggiunge lei mentre lui se ne va di corsa nella città occupata.

Preferirebbe stare da Romoletto, anche se è pericoloso, facendo le cose che fanno i ragazzi in tempo di guerra...

FINE PARTE III

ENGLISH TRANSLATION

Here is the link to Parte III of this cineracconto will be posted on Saturday, Feb 20. Check back then – or subscribe to receive a weekly email newsletter with links to all our new posts as well as additional information about the film.

GLOSSARIO

  • si accomodi! (accomodarsi) – this way!, make yourself at home!

  • l'agente (e/i) – the police officer 

  • appoggiarsi – to lean 

  • arretra (arretrare) – he stands back

  • arretrata (o/a/i/e) – for quite a while

  • si asciuga (asciugarsi) – he wipes (off himself)

  • assegnava (assegnare) – it allotted

  • astratte (astrarre) – abstract (past participle as adjective)

  • un bastone (e/i) – a stick

  • un boccone (e/i) – a bite

  • borbotta (borbottare) – he mutters, grumbles

  • borsa nera – black market

  • carogna (a/e) – rat, lowlife

  • chiassosi (o/a/i/e) – boisterous 

  • si china (chinarsi) – she stoops

  • cima (a/e) – top

  • divisa (a/e) – uniform

  • durezza (a/e) – harshness

  • un esercito (o/i) – an army

  • si fa (farsi) strada – she makes her way

  • ci si fa (farcesela) – it can be managed, carried out

  • non ce la faccio (farcela) più – I can’t take it anymore

  • falda (a/e) –brim (of a hat)

  • fette (a/e) – slices

  • i fianchi (co/chi) – the hips, sides

  • fiato (no change) – breath

  • fuori campo – off-screen

  • incorniciato (incorniciare) – framed (past participle)

  • malandato (malandare) – worn out (past participle as adjective)

  • il palazzo (o/i) – the apartment building

  • il panettiere (e/i) – the baker

  • non ti perdere (perdersi) per strada! – don’t dawdle!

  • il pianerottolo (o/i) – the landing (of a stairway) 

  • piantala (piantare) và! – stop this!

  • pietra (a/e) – stone

  • pigliare – to take, grab

  • un poliziotto (o/i) – a cop

  • porge (porgere) – she hands [something to someone]

  • i pugni (o/i) – the fists

  • a quadri – plaid

  • raddrizza (raddrizzare) – she straightens

  • rasato (rasare) – shaved (past participle as adjective)

  • un ricercato (o/a/i/e) – a wanted man/woman

  • rimprovera (rimproverare) – she scolds

  • una ringhiera (a/e) – a bannister, railing

  • saccheggiato (saccheggiare) – looted (past participle as adjective)

  • sacrestano (o/i) – sexton

  • sbarrata (sbarrare) – barred (covered with bars) (past participle as adjective)

  • sbrigati! – move it!, hurry up!

  • scuotono (scuotere) – they shake

  • spintonata (spintonare) – jostled (past participle)

  • stordita (stordire) – dizzy (past participle as adjective)

  • strappandogli (strappare) – snatching [something] from him

  • il sudore (e/i) – the sweat

  • supera (superare) – overtakes, passes

  • uffa! – what a bore!

  • vergogna (no change) – shame