Roma città aperta (Rome, Open City), Parte X

Regia: Roberto Rossellini, 1945

ENGLISH TRANSLATION

I soldati vanno porta a porta alla ricerca del fragile anziano, non del tutto convinti che esista. Si avvicinano sempre di più all'appartamento di Pina.

Ma don Pietro e Marcello riescono a entrare appena in tempo.

Trovano il nonno che dorme tranquillamente nel suo letto nell’angolo. Don Pietro infila il fucile e la bomba di Romoletto sotto la coperta.

Senza fiato, don Pietro si siede accanto al letto proprio quando l'uomo si sveglia, indignato per aver trovato lì un prete.
“Ma che fate qui? Io sto bene!” esclama.

Don Pietro gli dice di sdraiarsi e di fingere di essere malato, ma l'uomo non è pronto per l'estrema unzione.

"Voglio campare cent'anni!" insiste.

Il prete spiega: "Stanno arrivando!”

“Ma chi?”

“I tedeschi!"

“Ma io me ne frego* dei tedeschi e dei fascisti!”

Don Pietro mette la mano sulla bocca dell'uomo. A Marcello dice: "Dammi –"

*Anche se il nonno non usa la frase in questo modo, "me ne frego" era un'iconica frase fascista.

Estratti i fucili, i soldati arrivano a casa di Pina. Suona una musica di suspense. Entrano dalla porta aperta.

Sentendo una voce, la seguono e trovano Don Pietro che dà l'estrema unzione al nonno, che giace a letto, con gli occhi chiusi, privo di sensi.

Il prete guarda gli uomini, annuisce e poi continua la sua preghiera. I soldati se ne vanno.

Appena la porta si chiude, don Pietro si china e cerca di rianimare l’anziano. Marcello prende una padella. "All'anima Don Pietro, che padellata che gli ha dato!" esclama, con un sorriso compiaciuto.

Fuori, Pina e le altre donne stanno ancora confortando la madre di Giorgio. Pina lancia uno sguardo truce a un uomo delle SS con l’elmetto mentre lui cammina avanti e indietro davanti a lei.

"Hai degli occhi così belli", le dice lui in tedesco, accarezzandole il braccio. Lei gli schiaffeggia la mano.

Proprio in quel momento, i soldati trascinano Francesco fuori dall'edificio. Vedendolo, Pina grida: "Francesco!” Cerca di correre da lui, ma l’uomo delle SS le blocca il cammino. "Pina!" – urla Francesco – "Pina!"

I soldati trascinano via Francesco. Pina si libera e respinge la donna che stava facendo da interprete. In sagoma, la vediamo correre attraverso il vicolo buio verso la strada.

Mentre Pina emerge dal vicolo, i soldati e anche Don Pietro cercano di fermarla. Francesco è stato caricato sul retro di un camion, che si allontana. Lui cerca disperatamente di fuggire, mentre Pina lotta per raggiungerlo.

Pina si libera dalla presa di don Pietro e si precipita in strada, con il braccio steso verso Francesco. In un'inquadratura iconica, lei corre lungo il centro della strada, con un braccio alzato, la sciarpa a quadri stretta nell'altro, con una grande massa di figure scure in alto a sinistra, un'auto solitaria parcheggiata dietro di lei e un soldato e una moto sul retro.

Insegue il camion, chiamando il nome di Francesco ancora e ancora.

Tra la folla, don Pietro la guarda, con le braccia attorno a Marcello.

Francesco, urlando, con i capelli sul viso, ha una gamba fuori dal camion.

Improvvisamente risuonano degli spari e Pina cade distesa per strada. Giace sulla schiena, con le braccia aperte, immobile. La vediamo in un campo lungo, dal punto di vista di Francesco.

Ancora vestito con la sua cotta bianca da chierichetto, Marcello corre da lei urlando: "Mamma!” Si china su di lei. La sua gonna è alzata sulle cosce, mostrando le cime dei collant e le giarrettiere.

Don Pietro tira via il ragazzo isterico. Il brigadiere cerca di trattenerlo mentre lui chiama inconsolabilmente sua madre. I soldati trattengono la folla.

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Don Pietro tiene Pina tra le braccia, la testa di lei all'indietro, gli occhi chiusi, i capelli sciolti. I paramenti bianchi contrastano con l’abito scuro di lei. La posa assomiglia a una pietà.

Vicino alla ferrovia, un uomo emerge dalla macchia non lontano dalla strada, proprio mentre arriva il convoglio che trasporta Francesco e gli altri italiani imprigionati. L'uomo si gira e fa un fischio acuto.

Aspettando con pochi altri, Manfredi dice: “Eccoli, pronti!” Mentre un uomo fischia in risposta, prendono i fucili. “Attenti quando sono alla svolta. Mirate agli autisti”. Prendono le loro posizioni.

Guidati da una moto, i camion che trasportano i prigionieri vanno sotto un cavalcavia. Quando ricompaiono, i partigiani, accovacciati su un affaccio roccioso, cominciano a sparare.

I camion si fermano e i prigionieri saltano giù.

Alcuni scappano via, altri, tra cui Francesco, afferrano i fucili dei soldati feriti e cominciano a sparare sui tedeschi.

Alcuni dei prigionieri italiani riescono a superare la collina per mettersi in salvo, prendendo le armi dei tedeschi. Ma i corpi dei loro compagni morti giacciono sul lato della strada.

Manfredi e Francesco passano la notte nell'appartamento di Marina. Lei ha insistito per ospitarli entrambi. Notiamo i mobili nuovi e la radio.

“A quest'ora c'è sempre una stazione americana che trasmette jazz”, dice allegramente. Gli uomini siedono in modo cupo mentre lei mette su un po' di musica veloce da ballo.

“Ragazzi, ce lo facciamo un goccetto?” Animata come l’ospite di una festa, Marina si siede accanto a Francesco e sorride. “Mi hanno regalato questa bottiglia di kummel”. Un tedesco, ovviamente. “Ci scaldiamo un po’”.

*Il kummel è un liquore tedesco.

Finalmente si accorge che Francesco sembra abbattuto. "Non si sente bene?" Gli mette una mano sulla fronte. "Ma lei ha la febbre!" Si rivolge a Manfredi. “Senti, Giorgio, come scotta!”

Manfredi e Marina sistemano il divano per Francesco, mentre la musica frenetica continua a suonare e Marina chiacchiera inconsapevolmente.

Suona il campanello e Lauretta è alla porta. "Ciao, tesoro", dice, sembrando piuttosto ubriaca. "Hai visto che sono venuta!” 

Salutando i due uomini, lei commenta che Pina deve aver buttato fuori Francesco la prima notte di nozze. Sembra non sapere che sua sorella è morta.

Poco dopo, mentre Marina si cambia in camera da letto, Manfredi va a prendere un'aspirina per Francesco.

Ci mancava quella stupida!” – dice lei, riferendosi a Lauretta – “E adesso come si fa? Dove dormi tu?”

“Non ti preoccupare mi sistemerò di là su una poltrona”.

Il telefono squilla, e Marina si distende sul letto per rispondere. "Ah, è lei. Buona sera".

Vediamo che è Ingrid, con il suo trucco pesante. Il Maggiore è in piedi dietro di lei, con una birra in mano. Ascolta con attenzione. "Come stai, cara? Aspettavo la tua telefonata". C'è una pausa. "Come mai non sei sola?" Un'altra pausa. 

"L'hai visto? È lì?" Di nuovo una pausa, e poi, con tono deluso: "Ah, la piccola Lauretta".

"È venuta ad abitare da me per qualche giorno”.

Mentre Marina parla, Manfredi, una sigaretta tra le labbra, prende un accendino dalla sua borsa. Rimettendolo a posto, nota un flacone di un farmaco con un'etichetta con su scritto ‘cocaina’. Esamina la bottiglietta, poi se la mette in tasca.

Alla fine della telefonata, le chiede: “Come mai hai questa roba in borsetta?”

Manfredi non crede alla sua storia su un mal di denti e litigano. Alla fine lui le dice che è libera di fare quello che vuole. “Non ho nessun diritto su di te. Chi sono io? Uno che è passato per un momento nella tua vita…”

“Stavi per dire uno dei tanti!”

“Non l'ho detto”.

“Ma lo hai pensato!”

“Sì! Ho avuto degli amanti! Cosa dovevo fare? Con che cosa credi che abbia comprato questi mobili, i miei vestiti, tutto? Con la mia paga? La mia paga mi basta per le calze e le sigarette!

Mi sono arrangiata come fanno tutte! È la vita”.

“La vita è come vogliamo che sia”.

“Parole! La vita è una cosa brutta, sporca! Io la conosco la miseria e mi fa paura. Forse avrei potuto sposare un tranviere e ora creperei di fame. Io, i miei figli e lui”.

“Povera Marina. Tu credi che la felicità consista nell'avere un alloggio elegante, dei bei vestiti, una cameriera e degli amanti ricchi?”

“Se tu mi avessi veramente amata, mi avresti cambiata! Ma già, tu sei come tutti gli altri – anzi peggio! Perché almeno gli altri non mi fanno la predica!”

“Hai ragione. Scusami”.

Lui lascia la stanza.

"Giorgio!" mormora lei. Ma se n'è andato.

Nell'altra stanza, i due uomini parlano silenziosamente nell'oscurità. Marina apre la porta, proprio mentre Manfredi dice: “Domani andremo da Don Pietro. Mi aveva offerto di nascondermi per qualche tempo in un convento. Ci andremo insieme”. Lei chiude silenziosamente la porta.

Francesco risponde: “Io no. Non potrei. Adesso bisogna che lavori più di prima. Lei è morta”.

“Sì, ti capisco. Ma in questo momento tu sei esasperato. Commetteresti delle imprudenze. La tua attività sarebbe più dannosa che utile. Non aver paura di non arrivare in tempo. La battaglia è lunga”. 

Marina entra con le coperte per Manfredi. “Ho portato l'aspirina”, dice a Francesco. Mentre le danno la buonanotte, Manfredi la guarda a malapena.

Marina si siede sul bordo del suo letto, dove Lauretta giace in un torpore di ubriachezza. Prende il telefono e fa un numero.

Proprio allora Lauretta si sveglia e chiama il suo nome.

"Che vuoi?"

"Sai, forse ha ragione Manfredi. Siamo delle stupide".

"Stai zitta! Dormi", risponde Marina abbassando il telefono in grembo, mentre lo schermo si oscura.

FINE PARTE X

ENGLISH TRANSLATION

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GLOSSARIO

  • un accendino (o/i) – a lighter

  • si accorge (accorgersi) – she notices

  • accovacciati (accovacciare) – crouched (past participle as adjective)

  • acuto (o/a/i/e) – shrill, sharp

  • un alloggio (io/i) – a residence, an apartment

  • all'anima! – wow!

  • mi sono arrangiata (arrangiarsi) – I get by

  • il campanello (o/i) – the doorbell

  • un campo (o/i) lungo (go/ghi) – long shot (cinematic term: a shot from a considerable distance) 

  • caricato (caricare) – loaded

  • un cavalcavia (no change) – an overpass

  • chiacchiera (chiacchierare) – she chatters

  • come mai? – how come?

  • convinti (convincere) – convinced (past participle as adjective)

  • il convoglio (io/i) – the convoy

  • le cosce (ia/e) – the thighs

  • la cotta (a/e) – altar boy cassock, surplice 

  • creperei (crepare) – I would die (slang)

  • si distende (distendersi) – she sprawls

  • distesa (distendere) – stretched out (past participle as adjective)

  • estratti (estrarre) – taken out (past participle as adjective)

  • l'estrema (a/e) unzione (e/i) – the last rites

  • feriti (ferire) – wounded (past participle as adjective)

  • fingere – to pretend

  • la folla (a/e) – the crowd

  • me ne frego (fregarsene) – I don’t give a damn

  • le giarrettiere (a/e) - the garters

  • giace (giacere) – he lies

  • grembo (o/i) – lap

  • guidati (guidare) – led (past participle)

  • inconsapevolmente – obliviously

  • insegue (inseguire) – she chases

  • lancia (lanciare) uno sguardo (o/i) truce (e/i) – she glares

  • litigano (litigare) – they argue

  • la macchia (ia/ie) – the scrubland

  • ci mancava (mancare) – just what we needed

  • mirate (mirare) – aim!

  • una padella (a/e) – a frying pan

  • la predica (ca/che) – the sermon

  • la preghiera (a/e) – the prayer

  • la presa (a/e) – the grasp

  • privo (o/a/i/e) di sensi – unconscious

  • raggiungerlo (raggiungere) – to reach him

  • respinge (respingere) – she fends off

  • ricompaiono (ricomparire) – they reappear

  • risuonano (risuonare) – they ring out, sound

  • sdraiarsi – to lie down

  • sempre di più – more and more

  • senza fiato – out of breath

  • sparare – to fire (guns) 

  • degli spari (o/i) – the gunshots

  • steso (stendere) – outstretched (past participle as adjective)

  • stretta (stringere) – clutched (past participle as adjective)

  • la svolta (a/e) – the turn (changing of direction)

  • un tranviere (e/i) – a streetcar driver

  • trattenerlo (trattenere) – to restrain him

  • truce (e/i) – mean, menacing

  • trascinano (trascinare) – they drag

  • ubriaca (a/o/chi/che) – drunk