A Girl in Black, Parte IX

Regia: Michael Cacoyannis (1956)

ENGLISH TRANSLATION

È il crepuscolo. Gli abitanti del villaggio si sono radunati fuori dal bar. La macchina da presa guarda in alto verso il balcone dell'hotel, dove prima abbiamo visto Pavlos. Ora, attraverso le persiane aperte, vediamo un agente di polizia in uniforme che lo sorveglia. Successivamente, sempre dal basso, vediamo Marina, una sagoma scura contro il muro bianco della cappella, che guarda ancora verso il mare nella speranza di vederlo.

Alla fine Marina si arrende. A testa bassa, inizia a tornare al villaggio. Vediamo la sua sagoma che oltrepassa il fianco roccioso della montagna e si affaccia sul mare un'ultima volta per cercare Pavlos. Incontra il prete, che passa senza riconoscerla. Quindi, ancora una volta, lei è una figura solitaria nella crescente oscurità.

Ancora in sagoma, vediamo Marina avvicinarsi dal fondo dell'inquadratura, scende le scale verso la folla di abitanti del villaggio in lutto. Dall'interno dell'edificio, sentiamo una donna che canta. È una canzone tradizionale sull’emigrazione, ma anche un lamento: "Uccello migratore".

Cosa ti posso mandare, figlio mio, nel mondo di sotto?
Se ti mando le mele,
si decomporranno
Una mela cotogna
appassirà...

Una donna esce e chiama disperatamente: “Aliki! Aliki! Dove sei?"

Quando Marina raggiunge gli altri, appare la bambina e la madre si accovaccia per rimproverarla: "Ti avevo detto di stare vicina!"

Continuando a camminare, Marina incontra sua madre di fronte all'hotel di Pavlos. Froso stringe la spalla di Marina e chiede: "Dov'eri? Ero preoccupata”.

Alzano lo sguardo verso il balcone. "La polizia è con lui" – spiega Froso – "Dicono che verrà processato per negligenza".

Marina si acciglia; qualcosa non torna. Ci pensa per un momento.

"Di chi era la barca?" chiede.

“Di Christos”.

La macchina da presa guarda di nuovo verso la stanza di Pavlos, dove un agente di polizia sta chiudendo le persiane.

Per la prima volta, vediamo Marina con un'espressione determinata. Ha preso una decisione.

Comincia ad allontanarsi da Froso, che chiede, con le braccia tese, il suo viso un punto di luce nel crepuscolo: "Dove stai andando?"

Ma Marina continua, senza rispondere.

Christos e i suoi uomini sono seduti in un giardino, tra gli alberi. Sentiamo una donna lamentarsi: "Soula!" È la madre di Soula, in abiti da lutto neri, che esce di casa ed entra nella nostra vista. Il prete si alza in piedi per confortarla.

La casa è affollata di vicini, venuti per consolare la famiglia – e consolarsi l'un l'altro.

Marina si avvicina al cortle, scrutando attraverso il cancello aperto.

Gli uomini siedono insieme con le loro camicie bianche nell'oscurità. Ari avvisa gli altri della presenza di Marina. Si girano e la fissano. Lei è in piedi composta e determinata accanto all'alto cancello di ferro.

Un primo piano ci mostra la sua espressione: vediamo forza, autocontrollo, rabbia.

"Voglio parlare con Christos", dice.

Christos è seduto, le dà le spalle, la testa bassa.

Lui non risponde; nessuno parla. Con un sorriso beffardo, lei annuisce leggermente. "Uno degli altri basterà", dice. Ancora: nessuna risposta. Allora dice con disprezzo: "Pensavo di avere a che fare con degli uomini!"

Lentamente, Christos si alza in piedi, mentre la sua banda osserva. In sottofondo, sentiamo il lamento delle donne in lutto.

Con un'espressione stanca, Christos cammina senza parole verso Marina. Gli occhi di lei sono fissi sul suo viso. Quando lei si gira e inizia a camminare, lui la segue fuori.

Sono usciti e hanno superato l'alta recinzione coperta di piante. Panagos inizia a seguirli, ma Ari lo trattiene.

Alla fine, Marina si ferma e si gira verso di lui. "Che è successo?"

"Non lo so".

"Le barche non affondano da sole. Cos’è successo?!?” insiste. Vediamo le loro ombre sul muro dietro di loro. 

"Niente".

"Un uomo potrebbe andare in prigione". Chiede di nuovo, un tono feroce nella sua voce: "Cos’è successo?"

Silenzioso, lui guarda colpevolmente da una parte all’altra, come se sperasse di scappare.

Lei chiede: "Quando gli hai noleggiato la barca, sapevi che avrebbe portato i bambini?"

Lui si gira verso di lei bruscamente. "No! Soula era con loro!”

"Non lo sapevi" – lo accusa – "Così hai tolto il tappo".

"No!"

"Sì!"

"No!"

Lei non gli crede: "Giuralo! Sull'anima di Soula!"

Lui abbassa lo sguardo, si allontana da lei. Inorridita, finalmente lei sa di avere ragione.

"L'hai fatto, così da poter ridere, come hai riso per anni di mia madre, di Mitso, di me... di Niki”. Sembra diventare più forte con ogni parola. "Ora è ti si è ritorto contro e non osi parlare".

"Ma se non parli, lo farò io! Scenderò al porto. Griderò così tutti sentiranno. Hai distrutto delle vite per una risata, ma non ti lascerò distruggere la sua".

"Lo ami o non lo faresti".

"Si lo amo! E non mi interessa chi lo sa! Lo amo e voglio che se ne vada con la mente serena”. Con la bocca aperta, gli occhi chiusi, Marina sembra sollevata da un'ondata di sentimento.

"E tu?"

"Rimarrò" – dice tristemente, rassegnata – “Senza paura, senza vergogna. Non c'è vergogna nell'amore. La vergogna è mentire ed avere paura!”

“La polizia è all’hotel” – continua lei – “Andremo insieme e glielo dirai”. Ha preso il controllo della situazione. "Perché se non lo fai, lo farò io".

Lui chiude gli occhi, rassegnato a confessare. Quindi parte e lei lo segue.

L’hotel di Pavlos; è passato un po’ di tempo. Nell'oscurità, la luce brilla tra le stecche delle persiane. Christos appare sulla porta principale, sta uscendo. Cos'è successo?

Oh! C'è un agente di polizia con lui. È in arresto: per omicidio.

Camminano vicino a Marina, che stava aspettando fuori con Froso.

Marina parte per l'hotel, ma Froso le afferra il braccio e chiede incredula: "Dove stai andando?"

"Di sopra".

“No, Marina. Cosa diranno le persone?"

Senza parole, Marina leva la mano di sua madre e va dentro.

Nella sua stanza, Pavlos è crollato sul suo letto. Con la sua grande corporatura sopra, sembra quasi il letto di un bambino.

Bussano leggermente alla porta. Bussano di nuovo; nessuna risposta. Marina entra silenziosamente, chiudendo la porta dietro di sé.

"Buonasera", dice dolcemente.

Cammina fino ai piedi del letto. "Dovevo vederti... L'hanno preso per interrogarlo".

Lui si gira con un forte gemito.

Lei si precipita al suo fianco. "So come ti senti, ma non è colpa tua... Voglio aiutarti, ma non so come". Inginocchiandosi al suo fianco, gli tocca leggermente i capelli. Lui guarda il soffitto senza espressione.

“Pavlos, guardami! Giuro che non è colpa tua. Non devi soffrire così. Per favore!"

Lui si gira all'improvviso e si rannicchia. "I bambini! Continuo a vederli!”

Lei lo abbraccia.

"Ascoltami" – dice lei – "C'è uno yacht in partenza per Poros. Prendilo e continua da lì".

"No".

"Perché no?" Lei gli accarezza i capelli, per confortarlo.

"Non posso andarmene adesso".

"Devi".

"Cosa importa?"

Lei ha una risposta pratica: “Restare peggiorerà solo le cose per entrambi. Non posso sopportare di vederti soffrire".

"Perché li ho portati con me?" piange angosciato.

Lei lo tiene più stretto. "Oh, Dio. Non lo sapevi. Pavlos, se uno di noi è da biasimare, sono io”.

"No!"

"Ti ho coinvolto con queste persone senza volerlo, perché avevo paura di loro".

"Sei molto dolce". Le accarezza i capelli e il collo.

"Prometti che te ne andrai".

"No, non stanotte".

"Domani allora. Per il mio bene... per favore. Se mi ami”. Lui la guarda, fissando fuori dal centro dell'inquadratura.

“E tu?” – chiede lui – "Come posso lasciarti?" In dei primi piani molto stretti, vediamo quanto sono strettamente legati.

"Te l'ho detto", risponde lei, una lacrima le scorre lungo la guancia. "Non mi dispiace ora. Sono forte". Lei sorride. "Grazie a te”. Appoggia la testa su quella di lui.

"Tornerò" – dice lui – "Scriverò e tornerò".

"Una volta che sei ad Atene" – inizia, le lacrime le scorrono sul viso – "Se lo vorrai ancora..."

"Tornerò. Ho bisogno di te... Marina, dimmi che mi ami ancora!"

Con gli occhi chiusi, lei lo rassicura: "Ti amo".

Una dissolvenza ci porta dalla camera dell'hotel a una processione funebre. Mentre si arrampicano sulla collina, in sagoma contro il cielo nuvoloso, i partecipanti al lutto attraversano la curva di un vecchio muro di pietra. Dietro il prete, vestito tutto di nero, vediamo le bare, ognuna così leggera da poter essere portata da un solo uomo. Le donne nei loro abiti da lutto sono le ultime del gruppo.

Il suono della campana della chiesa riempie il silenzio.

In un campo lungo, vediamo i partecipanti al lutto seguire il sentiero tortuoso su per la montagna. Sembrano piccoli e insignificanti nel paesaggio aspro, sotto il vasto cielo.

In un’inquadratura dall'alto, vediamo che la lunga processione è guidata da bambini che trasportano fiori. Sentiamo il rumore delle donne che piangono.

Mentre le persone passano tra le tombe, ciascuna segnata da una semplice croce, la macchina da presa si ferma per ammirare il panorama: alcuni alberi, il mare tranquillo, la costa scura al di là. In primo piano, una donna siede in silenzio e osserva.

Pesanti colonne di pietra segnano l’ingresso del cimitero. Le donne in nero entrano piangendo.

I bambini che trasportano i fiori fanno strada lungo un viale di cipressi. Le ragazze indossano abiti estivi bianchi.

Volti di alcune donne al funerale.

La processione si ferma accanto ad alcune tombe appena scavate. Mentre i portatori sollevano le piccole bare per metterle nella terra, si alza un lamento collettivo.

Una volta che le bare sono in posizione, le persone si mettono in fila. Ognuna lancia una manciata di terra nelle tombe.

Vediamo Froso eseguire questo rito semplice e poi fare il segno della croce. Marina la segue da vicino, un foulard nero sopra la testa. Mentre allunga il braccio per far cadere la manciata di terra, sente il suono della sirena della nave in lontananza. Fa una pausa restando immobile mentre diverse persone passano alle sue spalle. Alla fine fa il segno della croce e lascia andare ciò che tiene in mano.

Al suono di un lento arpeggio di chitarra, i partecipanti alla cerimonia lasciano il cimitero e tornano giù per la montagna. Marina cammina da sola.

Si allontana dal sentiero e guarda verso il porto. Vede la nave che salpa. Con un mezzo sorriso, scioglie il foulard.

Nel porto, delle figure in nero camminano vicino all'acqua calma, dove riposano le barche ancorate. La macchina da presa si sposta lentamente all'indietro, rivelando la cornice di una finestra e, al suono di un telefono che squilla, Pavlos appare sul lato dell’inquadratura.

Lui è ancora lì! Tenendo il telefono, grida: “Ciao! Sei tu, Antoni? A proposito di quel lavoro: puoi organizzarlo?”

Donne con sciarpe bianche in testa camminano sottobraccio oltre le botti sul bordo dell'acqua. Dietro di loro, vediamo Marina. Sta in piedi guardando pensierosamente l'acqua, verso il mare.

Camminando a un metro da terra, Pavlos va giù lungo una lunga scala, fuori dall'ombra, e in strada.

Si ferma. La brezza muove delicatamente la sua camicia. Vede Marina con il suo vestito nero con lo sguardo fisso verso l’acqua.

Dall'alto, accompagnato da un arpeggio di chitarra, lo vediamo camminare con calma e sicurezza attraverso questa composizione elegante verso la donna che ama.

FINE PARTE IX

ENGLISH TRANSLATION

This cineracconto just tells the story of A Girl in Black, in a simple way, to make it accessible to Italian language students. We always recommend and link to an article about our films so that readers may get a deeper understanding of the films and their cultural context. In the case of A Girl in Black, we were not able to find anything written about it – in English or Italian. 

Film critic Ioannis Kanonakis has generously written this article, “The Genealogy of Sadness: A Girl in Black,” especially for our readers.  In an expansive analysis, he explores the social and psychological meanings of the story, as well as its sexual politics. He locates the events within the historical era in which the film was made and also in the context of classical Greek myth and culture. We know that you’ll appreciate Ioannis’ insights, and – of course – do see the movie!

This is the final installment of this cineracconto. Subscribe to receive a weekly email newsletter with links to all our new posts as well as additional information about the film.

GLOSSARIO

  • si acciglia (accigliarsi) – she frowns

  • si accovaccia (accovacciarsi) – she crouches

  • al di là – beyond

  • appassirà (appassire) – it will wither

  • aspro (o/a/i/e) – rugged

  • avere a che fare con – to deal with

  • le bare (a/e) – the coffins

  • beffardo (o/a/i/e) – mocking, derisive

  • per il mio bene – for my sake

  • biasimare – to blame

  • camminando (camminare) a un metro da terra – walking with a spring in his step

  • il cancello (o/i) – the gate

  • ho coinvolto (coinvolgere) – I have involved

  • la corporatura (a/e) – the bulk

  • crollato (crollare) – collapsed (past participle as adjective)

  • le dà (dare) le spalle – his back to her

  • si decomporranno (decomporsi) – they’ll decay

  • funebre (e/i) – funeral

  • interrogarlo (interrogare) – to interrogate, question him

  • leva (leva) – she removes

  • una manciata (a/e) – a handful

  • una mela (a/e) cotogna (a/e) – a quince

  • osi (osare) – you dare

  • i partecipanti (e/i) al lutto – the mourners

  • per il mio bene – for my sake

  • i portatori (e/i) – the pallbearers

  • processato (processare) – tried (in court) (past participle)

  • si rannicchia (rannicchiarsi) – he curls up

  • rimproverarla (rimproverare) – to scold her

  • si è ritorto (ritorcersi) contro – it backfired

  • scrutando (scrutare) – peering

  • il sentiero (o/i) – the path

  • sorveglia (sorvegliare) – he guards

  • sottobraccio (no change) – arm in arm

  • tese (tendere) – extended (past participle as adjective)

  • torna (tornare) – make sense, sound right

  • tortuoso (o/a/i/e) – winding

  • trattiene (trattenere) – he restrains [someone]