Risate di Gioia (The Passionate Thief), Parte 17

Regia: Mario Monicelli (1960)

Mentre Lello e Gioia danzano, Umberto si siede al tavolo del buffet e si serve. Mentre si sporge per prendere un po’ di formaggio, rovescia un bicchiere che cade a terra, frantumandosi.

Kaputt!” Arriva un cameriere per raccogliere i pezzi.

Kaputt...?” ripete Umberto. Chiede con cortesia: "Lei è stato in Italia durante la guerra?"

"No", risponde il cameriere.

"No? E tutti questi signori che sono in questa casa?”

"No, non hanno fatto la guerra in Italia!" il cameriere lo rassicura cordialmente.

Ora Umberto passa al tu. "Mi dici chi diavolo ha fatto questa cavolo di guerra?"

Lello interrompe la loro danza e guida Gioia in un'altra stanza.

"Perché?" – chiede lei – "Dove mi porti?"

"In un posto dove c’è meno gente. Ti devo parlare".

Lei fa una pausa per sistemarsi i capelli davanti a uno specchio, le spalle rivolte a lui. Lui la gira in modo che possano guardarsi.

"Qua" – dice e la mette seduta – “Ti devo chiedere una cosa. È tutta la serata che ce l’ho dentro. Ma ti avverto, non voglio che mi rispondi subito, perché so già che mi diresti e mi faresti soffrire”.

"E allora?"

"Prima vado a prendere lo champagne. Intanto ci pensi. Così quando torno, tu mi dai la risposta. E se mi dici sì, ci brindiamo sopra. D’accordo?"

Gioia alza le spalle e chiede: "Ma che sarà mai questa domanda?"

Lui glielo dice subito: "Ci vieni a letto con me?" Lei sembra scioccata. Allo specchio, lo vediamo mettersi un dito sulle labbra. Si allontana, lasciandola a contemplare.

Lui si allontana pochi passi, si gira e si mette di nuovo il dito sulle labbra. Dopo un momento di riflessione, Gioia inizia a muovere le spalle a tempo di musica.

In piedi davanti allo specchio, fa un po’ di shimmy, muovendo i lustrini del suo vestito. Poi si ferma, si mette un dito sul mento e prova alcune possibili risposte: “Dico, giovanotto! Corriamo un po’ troppo, no? Uhm, giovanotto, dove andiamo a finire così?”

Alla fine, si convince che andare con Lello potrebbe essere divertente.

Lavorando ancora sodo al tavolo del buffet, Umberto si taglia una fetta di torta. Quando allunga il braccio vediamo che i suoi polsini sono separati dal resto della camicia. Scivolando accanto, Lello afferra la sedia di Umberto per lo schienale e la scuote, sorprendendolo.

Umberto chiede al cameriere. Indicando nella direzione in cui si è diretto Lello,, comincia in tedesco, "Bitte, cosa c’è da quella parte?"

"Toilette".

“Toilette?” Conclude in inglese: "Thank you!"

Con uno sguardo preoccupato, Umberto parte per il bagno, tentando senza successo di essere discreto. La macchina da presa lo segue mentre si affretta oltre un albero di Natale.

Alla porta del bagno, invece di entrare, si china e scruta attraverso il buco della serratura.

Una donna anziana arriva e sorprende Umberto in flagrante. “Oh!” esclama. Lui si mette sull'attenti, con aria innocente, e poi allunga le braccia invitandola a entrare. Lei lo guarda con disprezzo e se ne va. Lui alza le spalle.

Quando Lello apre la porta del bagno, Umberto lo spinge da parte e si precipita dentro.

Apre freneticamente la copertura della cassetta dell'acqua. Un’enorme testa scolpita lo osserva con calma. Allunga la mano nell'acqua e afferra un portasigarette. Gli uomini lottano, e alla fine il coperchio della cassetta cade sul pavimento con fragore.

Lello afferra Umberto per il bavero e lo spinge contro il muro. Gli fa cenno di tacere e si dirige verso la porta, con Umberto che lo segue e lo insulta a gran voce: “Mascalzone, farabutto che non sei altro! Vuoi farci andare tutti in galera?”

"Mi dici che ti prende?" – chiede gesticolando Lello – "Imbecille, tu mi dovresti aiutare".

"Io ti denuncio! Io do l’allarme!"

"Così ci vai di mezzo pure tu!" Umberto urla di dolore mentre Lello gli torce il braccio e avverte: "Se non la smetti, ti spacco la testa. Non scherzo!" Lello agita furiosamente la mano davanti alla faccia di Umberto, ma una bussata alla porta li interrompe di colpo.

In falsetto, Lello e Umberto esclamano: "Verboten!"

Lello prende Umberto per un braccio. "Cammina!"

"No!"

"Avanti!"

"No! Non spingermi!"

È come una conversazione tra un genitore e un figlio disubbidiente.

Afferrando il braccio di Umberto in una presa di ferro, Lello alla fine lo accompagna fuori, oltre la donna che Umberto ha incontrato prima. Lei li esamina sospettosamente attraverso gli occhiali.

"Sai cosa?" dice Umberto, finalmente liberandosi. "Fai quello che ti pare, però fallo dopo che me ne sarò andato con la signora che mi onora della sua amicizia, hai capito?"

"Lascia stare la signora e vattene", lo istruisce Lello, con una spinta. Quindi si dirige in bagno per raccogliere il suo bottino.

FINE PARTE 17

Ecco Parte 18  of this cineracconto! Subscribe to receive a weekly email newsletter with links to all our new posts.