Risate di Gioia (The Passionate Thief), Parte 21

Regia: Mario Monicelli (1960)

Un organo suona nella chiesa scura. Togliendosi i guanti, Gioia immerge la mano nell'acqua santa, poi allunga la sua mano bagnata per toccare quella di Umberto in modo che lui non debba disturbarsi. Con quest'acqua, ognuno fa il segno della croce.

Proseguono lungo la navata, dov’è in corso la messa. Minacciosamente, i lampadari ricordano il palazzo tedesco!

Umberto individua una sedia e ci si precipita. È stata una lunga notte – e non è ancora finita.

Prima che Gioia lo raggiunga, indossando il suo guanto nero, gli occhi di lui sono chiusi; è sfinito.

Davanti all’altare, il sacerdote sta dando la comunione ai parrocchiani. Lo sguardo di Gioia gira per la chiesa.

Qualcosa attira la sua attenzione e lei sussulta. Dà a Umberto una piccola spinta: "Umbe’!"

"Che c’è?"

Lei gli dà un altro colpetto. “Lello...”

Infatti, Lello è in piedi accanto all'alto cancello in ferro battuto che protegge una cappella laterale.

"Oh", dice Umberto, alzando gli occhi al cielo, non troppo interessato ad avere di nuovo a che fare con il ladro.

Ma Gioia sussurra, ammirata: “Te l’avevo detto che era un bravo ragazzo. Si vede che ha avuto un po’ di rimorso”. 

Umberto mette l'orecchio a conchetta. Sta sentendo correttamente? "Rimorso? Quello lì? Ah!”

“Allora perché è venuto in chiesa? È venuto da solo, non trascinato come te”, sussurra lei. Dopotutto, sono in un luogo sacro. Quindi lei nota che Lello ha aperto il cancello ed è entrato nella cappella laterale.

Un'altra spinta: "Umbe’, aspettami qui, non ti muovere".

"Chi si muove?" Tutto quello che vorrebbe fare è un pisolino.

Dietro la testa di Gioia, una fila di lampadari corre in lontananza. Potremmo davvero essere tornati al palazzo tedesco.

Si dirige verso il cancello, fermandosi brevemente per la genuflessione: è un movimento non dissimile da una riverenza, ma questo lo fa come una professionista.

Ancora avvolta nella sua pelliccia, con un fazzoletto sulla testa, Gioia attraversa il cancello decorato. Vede Lello nel suo trench bianco, apparentemente inginocchiato in preghiera.

Lo raggiunge proprio mentre fa il segno della croce e si alza. È scioccato di vederla. Il viso di lei, illuminato come per una scena religiosa in un dipinto, è ammorbidito dal perdono.

Una statua della Madonna osserva dalla parete della cappella, proprio come le sculture romane osservavano nella villa.

"Questo non me l’aspettavo" – dice lei dolcemente – "Tu in chiesa!"

Lui guarda verso la Madonna. Notiamo che diverse collane sono state drappeggiate su di lei dai fedeli. Rigirandosi, non guarda Gioia, ma dietro di lei, chiedendosi forse come fuggire.

"Beh?" dice.

“Perché, ti vergogni? Forse cominciare l'anno così ci porta bene”. 

"Certo, certo, ma se vuoi continuare la discussione, andiamo fuori”.

"Dove mi vuoi portare? A svaligiare una banca?" Ma lei si rammarica immediatamente delle sue dure parole. "Oh, scusa Lello..." 

"Senti, Tortorella", dice lui senza rancore, i suoi occhi guardano di nuovo dietro di lei. "Lasciamo perdere. Dammi retta, è meglio per te”.

Mentre lui la guarda direttamente, lei dice: "Io sono sicura di una cosa: che tu non sei un mascalzone. No, magari, passi un momento difficile. Non è così?"

"Sì, andiamo".

Lui cerca di andarsene, ma lei lo ferma. "Se potessi aiutarti, lo farei tanto volentieri, credimi. Vedi, la settimana prossima mi hanno promesso del lavoro... e, se...” Lo guarda con sincerità intensa.

Ma poi qualcosa attira la sua attenzione. La porta della teca dove si trova la statua della Madonna si sta richiudendo cigolando.

“Dio, Lello! Ma che hai fatto?"

"Sta zitta!" Le dice severamente sottovoce.

"Hai rubato alla Madonna?"

"Sì" – dice bruscamente ed esce dalla cappella – "Lasciami andare. Vattene via!"

Lei lo segue fuori, afferrandolo per un braccio. "Alla Madonna non si ruba!" Mani in tasca, lui cerca di scrollarsela di dosso, ma lei non lo lascia andare.

"Che cosa hai in tasca?" gli chiede.

Con grande forza, lui sfila il braccio da lei e continua a camminare. Ma lei non si arrende. "Riporta quello che hai preso, Lello!" lo supplica.

Poi lo afferra di nuovo e lui si gira per affrontarla. Lei lo avverte: "Non ti faccio uscire di qui”.

Ormai la gente sta guardando. "Oh, si? Tieni, allora!” dice, e le lancia i gioielli rubati.

Lei prende al volo la collana, sbalordita, mentre lui si dirige rapidamente verso l’uscita.

FINE PARTE 21

Ecco Parte 22 of this cineracconto! Subscribe to receive a weekly email newsletter with links to all our new posts.