Risate di Gioia (The Passionate Thief), Parte 20

Regia: Mario Monicelli (1960)

All'improvviso, lo schiaffeggia con tutta la sua forza. Il suono del colpo è sorprendente.

Umberto porta la mano sul viso ferito. "Che c'è?!"

"C’è che ha ragione! C'è che è vero!" Solleva un guanto nero in un gesto impaziente. "Che è pure colpa nostra. È colpa della generazione tua, di persone come te, se ci sono così tanti giovani che stanno così male. Tu non hai mai pensato a questo, eh? Beato te!" dice sarcasticamente.

Si gira e inizia a camminare. Lui si affretta a seguirla. "Adesso lo difendi pure?!" chiede incredulo.

“Non lo difendo, Umbe’, lasciami perdere. Lo capisco, lo... coso... lo giustifico!" dice alzando il tono di voce in un crescendo.

"È un delinquente", le ricorda Umberto.

"Sì, è un delinquente!" Si ferma e chiede severamente: "Dimmi tu cosa sei! Dimmi tu cosa sei!” Tirando i lati del suo smoking, Umberto distoglie lo sguardo, offeso, mentre lei continua ad attaccarlo. "Con tutti gli imbrogli che fai con le assicurazioni... Dimmi cosa sono io: non volevamo dare una fregatura a quei poveri tedeschi? Non volevamo?”

Camminano accanto a imponenti edifici in pietra, vecchi e imperturbabili.

"Abbassa la voce", la avverte lui.

Lei continua: "Ma non abbiamo il coraggio di essere delinquenti, almeno lui questo coraggio ce l’ha! È un ribelle lui!"

Umberto cerca di ragionare con lei. "Tortore’, diamo la giusta dimensione alle cose. Quello è un tagliaborse, un ladro di galline. Ecco quello che è! Dimmi che ti piace. Ecco perché sragioni!"

Dietro di loro, un uomo sta spazzando dalla strada i detriti della notte prima.

“No, no, no! Io ragiono pure troppo! Quello non è nato delinquente. Ce l’hanno fatto diventare. Come fai a non capire, Umberto, che se ci sono tanti giovani sciagurati, la colpa è della società che è fracica?"

"Ah si?" risponde lui, scettico.

"Non bisogna abbandonarli. Alle volte un gesto, una parola, può salvarne uno!” Alza di nuovo il guanto nero per dare enfasi.

“E tu vuoi salvare quello, eh?" chiede lui, prendendole il braccio. 

"Tu non li leggi i giornali, Umberto, che posso farci io?”

"Come non li leggo?"

"Non li leggi. Sennò avresti letto di tutti gli scandali, tutti gli imbrogli!”

Lei gli grida: "Sei fortunato tu che non capisci niente!"

Anche Umberto urla la stessa frase con lei come se non fosse la prima volta che la sente. 

Però insiste: “No! Io capisco troppo! Capisco che ti sei fatta incantare”. 

“Assolutamente, per me era sincero. Sarebbe diverso se fosse stato meno disgraziato”.

Umberto alza lo sguardo. "Comincia a piovere”.

"Fidati di me..." Lei sembra inarrestabile. Ma alla fine si accorge e dice a Umberto: "Piove!"

Lui dice: "Andiamo in chiesa. Corri, corri, corri!" Solleva lo smoking sopra la testa rivelando la schiena nuda: la sua camicia e il gilet sono solo una facciata, senza nulla nella parte posteriore.

"Almeno l’anno lo finisci bene! Con tutti i peccatacci che ti trovi sulla coscienza!” Si precipitano in chiesa mentre inizia il temporale.

Lei prende al volo la collana, sbalordita, mentre lui si dirige rapidamente verso l’uscita.

FINE PARTE 20

Ecco Parte 21 of this cineracconto! Subscribe to receive a weekly email newsletter with links to all our new posts.