Rocco e i suoi fratelli (Rocco and his Brothers), Parte VIII

Regia di Luchino Visconti (1960)

ENGLISH TRANSLATION

LUCA

Riunita attorno a un tavolo carico di cibo, la famiglia Parondi sta festeggiando la vittoria di Rocco. Lui ha ancora una piccola benda bianca su un sopracciglio; è proprio dopo il combattimento.

Luca dice a Rocco: "Ho avuto paura quando ti ha dato quel sinistro! L'hai sentito?"

"Mi sembrava di combattere con un’ombra! Per un po' non sono riuscito nemmeno a vederlo!"

Tutti ridono.

"Saresti dovuta venire anche tu, mamma. Non ti avrebbe fatto nessuna impressione".

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La macchina da presa indietreggia e vediamo che ci sono quasi tutti, anche Ginetta, con il suo nuovo bambino: lei e Rosaria devono aver fatto pace. Ma manca Simone.

Uno dei ragazzi chiede a Rosaria: "Sei contenta?"

"Sono contentissima", risponde lei.

Ciro si alza e solleva il bicchiere, brindando a Rocco: "Diventerà campione d'Italia!"

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Rosaria dice "Evviva Rocco!" Lei aggiunge: "Il giorno in cui sarò felice è quando i miei cinque ragazzi insieme siederanno a questa tavola, tutti uniti come le cinque dita della mano".

Nessuno risponde. Rosaria è probabilmente la persona meno consapevole delle azioni di Simone, insieme a Luca. Lei si alza e brinda: "Bevete tutti alla salute del mio Rocco bello!"

Si sporge per baciarlo e poi dice a Ciro di prendere lo spumante. "Stasera dobbiamo stare tutti allegri. E tu, Vincenzo, ci devi fare un bel brindisi".

Tutti applaudono.

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Con un cambio d’inquadratura vediamo un vicino che guarda i Parondi dal balcone. E, naturalmente, c'è anche il ritratto di famiglia che veglia su di loro.

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Uscendo sul balcone, Rosaria chiama i vicini perché si uniscano a loro.

Infatti, come rivela la macchina da presa, Rosaria invita tutti sul ballatoio a partecipare alla festa. I vicini si raccolgono fuori dalla porta della famiglia, brindando a Rocco. Lui versa loro dello spumante e, prima di tornare nell'appartamento, lancia la bottiglia ad alcune persone affacciate a un balcone più in alto, dicendo loro “alla vostra salute!”

Mentre i vicini si riversano in casa, Ginetta apre la finestra per condividere i festeggiamenti con il gruppo lì in piedi.

Rocco dice a tutti di stare zitti perché Vincenzo sta per fare un brindisi.

Vincenzo si alza e dice timidamente in dialetto: "Prima di perdere questa rima, fammi bere un bicchiere di vino".

Tutti applaudono.

Rosaria dice: "Bravo, Vincenzo, sei stato proprio bravissimo!"

Ora Ciro inizia un brindisi, "Questo vino, così bello e meraviglioso ..." ma non riesce a finire. Alza le spalle e dice semplicemente "Alla salute di tutti i presenti!"

"Vergognati, Ciro" – ride sua madre – "Hai dimenticato il nostro vecchio adagio!"

Vincenzo dice: "Ha dimenticato la sua lingua! È diventato più cittadino di Ginetta!"

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Sollecitato da Vincenzo, Rocco accetta a malincuore di fare un brindisi: "Va bene, tutti fuori. Andiamo!" Rocco finalmente si sente parte del quartiere: Milano è il suo posto ora.

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Fuori sul balcone, dice a tutti i vicini: "Grazie, grazie mille".

Poi fa il suo brindisi nel dialetto meridionale della famiglia: "Questo vino che io bevo, lo bevo alla salute vostra".

Rosaria si alza, "Shh! Rocco, stai zitto un momento!" Rocco si gira verso di lei e ascolta. Lei dice "Mi è sembrato che qualcuno abbia suonato alla porta".

"No, mamma, non hanno suonato", risponde Ciro.

"Vai a dare un'occhiata. Sono sicura! Vai, vai, vai".

Il suo viso e i gesti delle sue mani rivelano l’urgenza.

Ciro va alla porta principale e la apre. Ginetta dice "No, mamma, non c'è nessuno".

"Nessuno?"

"No".

Mentre i ragazzi ridono, festosi, un po’ brilli, Rosaria si abbassa lentamente sulla sedia, come se fosse appesantita dal dolore. La sua faccia è tesa. Sul muro dietro di lei, vediamo le foto di Simone.

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In piedi davanti al ritratto di famiglia, Rocco posa il suo bicchiere e dice, pensieroso, "Verrà un giorno, ma certo è ancora lontano, che tornerò al paese. E se non sarà possibile per me, forse un altro di noi sarà in grado di tornare alla nostra terra".

Rosaria si asciuga una lacrima. Ginetta, cullando il bambino, mette una mano sul collo del marito per confortarlo.

"Forse tu, Luca", dice Rocco.

"È con te che io ci voglio tornare", risponde il ragazzo il cui nome ricorda a tutti del posto da cui provengono, la Lucania.

“Ricordati, Luca, che il paese nostro è il paese degli olivi, del “mal di luna”.* Il paese degli arcobaleni”.

* Per uno sguardo poetico su questo fenomeno, guardate il segmento "Mal di luna" nel film "Kaos" (1984) dei Fratelli Taviani. È basato su un racconto breve di Luigi Pirandello del 1913: una giovane sposa siciliana scopre che il suo nuovo marito, con la luna piena, si trasforma in un lupo mannaro.

"Ti ricordi, Vince’? Ti ricordi che un capomastro, quando comincia a costruire una casa, getta una pietra sull'ombra della prima persona che passa?"

"Perché?" chiede Luca.

"Perché c'è bisogno di un sacrificio, perché la casa venga solida".

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Alle parole di Rocco, un silenzio scende nella stanza, piena di nostalgia di casa. L’atmosfera è rotta dal campanello. Rosaria si alza lentamente. "Ecco, questa volta suonano veramente”.

Ciro inizia ad alzarsi ma Rosaria lo ferma. "No, no, aspetta. Ci voglio andare io".

Cammina nel corridoio, la sua mano che copre la bocca. Alcuni canestri sono appesi al muro dietro di lei, come nel suo villaggio natale.

Rosaria apre la porta per vedere Simone, a testa bassa, scuro. Non è il saluto felice che si sarebbe aspettata.

Lei gli si avvicina lentamente, gli posa una mano sul petto. Lui alza lo sguardo, ma non verso di lei; guarda lontano, come un cieco. Infatti, nonostante lei agiti dolcemente la mano di fronte alla sua faccia, lui non sembra vederla.

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Poi, voltando la testa, lei guarda direttamente nella macchina da presa e dice sottovoce: "È venuto. Ero sicura. Me lo diceva il mio cuore".

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Ritornando a suo figlio, aggiunge: "Sono proprio felice. Vieni dentro. Ci sono tutti i tuoi fratelli". Lui esita. "Vieni", lo incoraggia lei.

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"Hai mangiato qualcosa?" gli chiede Rosaria, entrando in casa mentre la famiglia rimane in silenzio. "No? Scalderò qualcosa. Dimmi che vuoi".

La famiglia è come un silenzioso quadro di dolore. Simone si ferma sulla porta. Tutti lo guardano. Ciro finalmente rompe il silenzio. "Perché sei venuto?"

"Ciro, no!" urla Rocco, camminando velocemente verso Simone.

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Rosaria dice ai vicini: "Andate, scusate. Andate". Ma naturalmente, con il loro balcone comune e molte finestre, ma naturalmente, con il loro balcone comune e molte finestre, c'è sempre la sensazione che i vicini siano consapevoli di ciò che sta accadendo.

Rocco va da Simone, che è in ombra. "Che c'è, Simone?"

Rosaria urla dall'altra parte della stanza: "Che succede, figlio mio? Ero così felice".

"Falla star zitta" – dice Simone a Rocco, poi urla – "Diglielo!" In risposta, Rosaria si batte le mani sul viso per il dolore, singhiozzando.

Simone si volta, nel corridoio. Rocco lo segue, dicendo: “Devo parlarti”.

"Pure io ti devo parlare" – dice Simone – "ma posso farlo qui davanti a tutti!"

Rocco lo ferma mettendogli la mano sulla bocca. "No. A me, soltanto a me”. Mette le braccia attorno a Simone, portandolo in camera da letto e mormorando ancora una volta: "A me, solo a me".

Simone si appoggia al cassettone con l’altare a San Rocco e le candele accese.

Rocco implora Simone: "Parla! Per l'amor di Dio, parla!"

"Non sono qui per congratularmi con te. Non me ne frega niente!” Voltandosi improvvisamente verso Rocco, dice disperatamente, la sua voce tremante: "Ho bisogno di soldi. Tutti quelli che avete, subito!"

Da fuori campo, sentiamo la voce arrabbiata di Ciro: "Se non sbaglio, abbiamo fatto un patto".

Rocco lo spinge fuori dalla porta e la chiude sbattendola.

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Simone si siede sul letto piangendo, avvolto nel suo cappotto di lana. Rocco va da lui e accarezza la sua faccia con una mano, l'altra sulla sua spalla. "Simone, lo devi dire a me quello che vuoi. A me, hai capito? A me solo".

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All'improvviso Rocco nota qualcosa: c'è del sangue sulla mano con cui ha toccato il cappotto di Simone. "Ma sei ferito? Ma cos'è questo?”

"È sangue".

"Sangue?"

Simone crolla con la faccia sul letto, piangendo, e spiega con voce forte e tremante: "Mi si è aggrappata addosso! Non riuscivo a staccarmela, Rocco! Non voleva morire!"

"No!" urla Rocco girando suo fratello sul letto per affrontarlo. “Simo’ –”

"L'ho ammazzata".

"No!" urla Rocco, cadendo sul letto accanto a Simone e singhiozzando disperatamente.

"Ma non c'è ragione di preoccuparsi per me. Non mi ha visto nessuno", lo rassicura Simone, fissando davanti a sé con aria assente. "È finita".

"No, no, no!" urla Rocco, singhiozzando, sussultando con la schiena.

"Sei contento, campione? Era questo che volevi?"

"È colpa mia, lo so! È colpa mia!" urla Rocco.

Rosaria chiude la porta dietro i vicini. Si guarda la mano – la mano che ha posato sul petto di Simone – e grida: "Questo è sangue ... sangue!"

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Cerca di andare da Simone e Rocco, ma gli altri suoi figli la trattengono, dicendole: "Resta qui!"

Ma lei irrompe nella stanza con Ciro e Vincenzo alle sue spalle. Trovano i due fratelli maggiori sdraiati sul letto, che singhiozzano.

"Simone mio! Figlio mio!" piange e collassa sul letto.

"Rocco" – dice Simone tra i singhiozzi – "L'ho lasciata lì, vicino all'acqua. È finita Rocco, è finita".

Rocco sembra consolarlo, passandogli dolcemente una mano sul viso. Alla fine Rocco si alza e abbraccia la madre che piange.

Lei grida: "Gelosia! È per la gelosia che l’ha fatto! Ha perso la ragione!"

Ciro ordina al fratello: "Devi subito costituirti!"

Ma questo va contro il codice di Rosaria. "Disgraziato! È tuo fratello!"

"Purtroppo lo so!"

Nonostante tutto ciò che è accaduto, nonostante tutto ciò che ha visto di suo fratello e del mondo, Rocco resta fedele al suo sistema di valori: prima la famiglia. Va da Ciro e lo implora: "Ascolta Ciro, io non credo nella giustizia degli uomini. Non è il nostro lavoro giudicarlo, noi dobbiamo solo aiutarlo! Dobbiamo aiutarlo!"

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Si rivolge a sua madre. "Lascia fare a me. Fammi fare tutto quello che posso per salvarlo".

Mentre Rocco corre fuori dalla stanza, Ciro urla dietro di lui: "Non possiamo aiutarlo!"

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Vincenzo e Ginetta si preparano ad andare via, raccogliendo le loro cose e i loro figli.

Mentre Rocco si mette il maglione Vincenzo chiede: "Dove vai? È inutile".

Nella camera da letto, Rosaria dice: "Si è liberato della sua maledizione!" Nell’inquadratura, lei è una presenza curva e oscura.

Ciro risponde, "Pure tu hai perso la ragione?"

"Vergogna! Vergogna! Nemico della tua stessa madre!" Lo schiaffeggia due volte in faccia, proprio mentre Rocco appare sulla porta.

"Gesù Cristo avrà rimorso per le sofferenze che ha posto su di noi", continua lei.

"Mamma! Non bestemmiare!" implora Rocco. Poi le si avvicina e l'abbraccia. "A cosa serve? Chi pensi che ci senta? Siamo tutti nemici. Ecco cosa siamo diventati! Nemici!" Mentre parla, Ciro corre fuori dalla stanza. "Perché bestemmiare? Abbiamo sbagliato e dobbiamo pagare”.

Dalla porta, Luca dice: "Ciro se ne sta andando!"

Rocco urla: "Ciro!" e scappa.

Ciro sta correndo giù per le scale, con il cappello in testa, infilandosi il cappotto contro il freddo invernale di Milano. Rocco lo segue, con Luca alle spalle, e poi la loro madre.

Ma sembra che sia troppo tardi. Ciro sta partendo sul suo scooter per andare alla stazione di polizia. Nella fretta di uscire, Rocco sfonda la porta a vetri, che si frantuma rumorosamente. Raggiunge Ciro, afferrandolo per impedirgli di andare.

Rocco grida: "Per l'amore di nostro padre, non lo fare!

Ciro si stacca e va via sul suo scooter. Rocco e Luca lo inseguono brevemente, ma è inutile.

La macchina da presa zoomma su Rocco. Alla fine deve essere d'accordo con Ciro e Simone: "Tutto è finito adesso".

Come un modernissimo operaio milanese nella sua uniforme della fabbrica Alfa Romeo, Ciro cammina con Luca, il braccio sulla spalla del fratellino. Si siedono su lastre di cemento rotte in un un terreno spoglio.

Ciro chiede: "Avanti, parla. Che cosa sei venuto fare?"

"Sono venuti a pigliarlo stamattina. L'hanno trovato su in terrazza. Nascosto dietro i serbatoi d'acqua. Erano tre notti che dormiva là. Dovresti essere contento visto che volevi denunciarlo. Ora potrai anche tornare a casa a fare il padrone".

Guardando in lontananza, Ciro dice: "Quando sarai diventato più grande capirai quanto sei ingiusto con me. Quanto siete tutti voi ingiusti con me". Poi si volta verso Luca.

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"Nessuno voleva bene a Simone più di me" – dice piangendo – "Quando siamo arrivati a Milano ero un po’ più grande di te. È proprio Simone che mi ha spiegato che nel nostro paese le persone vivono come bestie che conoscono solo la fatica e l’obbedienza. Qui invece tutti devono vivere senza essere servi degli altri e senza dimenticarsi dei propri doveri. Ma questo Simone se l’è scordato. E così ha finito per fare quello che ha fatto, una brutta fine, si è rovinato e ha portato la vergogna tra di noi".

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"Ha fatto male a Rocco e pure a te. Cosa ti ha insegnato, Luca? Tu che sei il più piccolo di noi tutti? Simone prima aveva radici sane, ma si è fatto avvelenare dalle piante cattive. E anche la bontà e la generosità di Rocco sono sbagliate. Rocco è un santo ma non si vuole difendere. Che può fare nel mondo uno come lui? Lui perdona sempre tutti. E invece non tutto dovrebbe essere perdonato".

Luca va da Ciro e gli si accuccia contro, dicendo: "Se Rocco tornerà al paese voglio andare con lui".

Ciro guarda il suo fratellino. "Io non credo che Rocco riuscirà a tornare al nostro paese. Tu sì, forse, tu solo un giorno. Ma cosa credi di trovare di diverso laggiù?"

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Ciro continua: "Pure il paese nostro cambierà. Perché anche lì capiscono che il mondo deve cambiare. Molti hanno poca fiducia in un mondo diverso, ma io sì. E so che domani la tua vita, Luca, sarà più giusta, più onesta”.

Suona una sirena. "Devo tornare al lavoro". Accarezza la testa del fratello e lo bacia. "Dai un bacio a mamma per me, eh?"

“Sì”.

Si salutano e la macchina da presa si allontana per mostrare i fratelli nel loro ambiente: la terra brulla, un edificio industriale con una griglia di finestre e gruppi di lavoratori che fanno ritorno alla fabbrica.

Ciro si alza lentamente, si asciuga il viso coperto di lacrime con il fazzoletto. Gli operai stanno tornando al lavoro, chiacchierando tra loro. Ciro si unisce alla folla.

Ecco che arriva Franca. Corre chiamando il suo nome: "Ciro!" Lo intravede, saluta e corre verso di lui.

Lui la vede, si gira e va da lei, seguito dai suoi compagni di lavoro.

"Come stai?" chiede lui.

"Bene", risponde con un grande sorriso e il fiatone.

Lei saluta gli uomini, che si congedano dicendo che è tardi. Ciro dice loro: "Vengo subito".

"Perché sei venuta?"

Franca dice: "Sono venuta a dirti che ti voglio tanto bene, sai?"

"Anche io, tanto, per sempre", dice lui, tenendole il mento. Dopo uno sguardo discreto in ogni direzione, le dà un bacio.

È una bella giornata. In questo momento, niente – non i drammi e i traumi della vita da quando hanno lasciato il Sud, non la straziante realtà dell'uccisione di Nadia, non il suo allontanamento dalla madre – nulla sembra gettare un'ombra sul futuro di Ciro a Milano.

La macchina da presa raggiunge Luca, che non è andato lontano. È in piedi vicino a un chiosco di giornali, mentre gli uomini della fabbrica lo sorpassano. Il chiosco ci ricorda la scena della festa di strada, dove abbiamo visto per la prima volta il bacio di Ciro e Franca.

Luca chiama Ciro, interrompendo l'abbraccio degli amanti.

"Che vuoi?" chiede Ciro.

"Torna a casa stasera! Ti aspettiamo! Ciao!"

"Sì, ci vengo!"

Guardiamo in un campo lungo mentre Ciro saluta la sua ragazza. Riusciamo a malapena a distinguerli mentre si salutano, tra gli operai che stanno tornando alla fabbrica, e che in qualche modo sopravvivono – o magari costruiscono il loro successo – nella spietata città di Milano.

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Vediamo Luca che cammina oltre il chiosco di giornali sulla via di casa. In strada, gli uomini passeggiano lentamente, da soli o in coppia, leggendo i loro giornali.

Luca arriva ad alcune file di giornali esposti su un muro. Il titolo di prima pagina dice: "Rocco Parondi si batterà a Bruxelles, Londra, Melbourne". Il bambino cammina lungo il muro, passando la mano sulle immagini del fratello maggiore, il campione, che sta ancora pagando il debito di Simone.

La macchina da presa lo segue oltre un gruppo di uomini che guardano l'immagine di Rocco.

Poi la macchina da presa si ferma e guardiamo mentre Luca, correndo verso casa, svanisce gradualmente nella città.

FINE

ENGLISH TRANSLATION

This photo-essay just tells the story of Rocco e i suoi fratelli in a simple way, to make it accessible to Italian language students. For a deeper understanding of the film and its cultural and historical context, see “Rocco and his Brothers” by Hamish Ford at sensesofcinema.com. And of course: see the movie!

In case you have found your way to this grammar exercise, but you haven’t read the cineracconto yet, here is a link to Parte I.


VERTIGO A. Verbi pronominali     e     Io ti salverò!

VERTIGO B. Verbi pronominali          e          Io ti salverò!

VERTIGO C. Participi passati  e          Io ti salverò!

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GLOSSARIO

  • si accuccia (accucciarsi) – he snuggles

  • l’adagio (io/i) – the adage

  • addosso – on

  • si è aggrappata (aggrapparsi) – she clung

  • l’allontanamento (o/i) – the estrangement

  • l’ho ammazzata (ammazzare) – I killed her

  • appesantita (appesantire) – weighed down (past participle as adjective)

  • gli arcobaleni (o/i) – the rainbows

  • avvelenare – to poison

  • bestemmiare – to curse

  • brilli (o/a/i/e) – tipsy

  • brindando (brindare) – toasting

  • brulla (o/a/i/e) – barren

  • canestri (o/i) – baskets

  • un capomastro (o/i) – a master builder

  • un cieco (co/ca/chi/che) –  a blind man

  • si congedano (congedarsi) – they take leave, say goodbye

  • costituirti (costituirsi) to turn yourself in

  • esposti (esporre) – displayed (past participle as adjective)

  • l’esultanza – jubilation

  • evviva – hooray

  • la fatica (ca/che) – the labor (in Southern dialect), struggle (in standard Italian)

  • il fazzoletto (o/i) – the handkerchief

  • fedele (e/i) – faithful, loyal

  • il fiatone (e/i) – shortness of breath, out of breath

  • file (a/e) – rows

  • si frantuma (frantumarsi) – it crashes

  • una griglia (ia/ie) – a grid

  • intravede (intravedere) – she catches sight

  • irrompe (irrompere) – she bursts in

  • lastre (a/e) – slabs

  • un lupo (o/a/i/e) mannaro (o/a/i/e) – a werewolf

  • “mal di luna” – “moon sickness”

  • a malapena – barely

  • a malincuore – reluctantly

  • meridionale (e/i) – southern (Italian)

  • un patto (o/i) – an agreement, pact

  • pigliarlo (pigliare) – to pick him up, catch him

  • la porta (a/e) principale (e/i) – the front door

  • posa (posare) – he puts down

  • un quadro (o/i) – a tableau

  • radici (e/i) – roots

  • raggiunge (raggiungere) – he reaches

  • la rima (a/e) – the rhyme

  • rimorso (o/i) – regret

  • risplende (risplendere) – it shines

  • riunita (riunire) – gathered (past participle)

  • si riversano (riversarsi) – they pour

  • scalderò (scaldare) – I’ll heat up

  • se l’è scordato (scordarsi) – he disregarded

  • scuro (o/a/i/e) – somber

  • sdraiati (sdraiare) – lying down (past participle as adjective)

  • i serbatoi (oio/oi) – the water tanks

  • sfonda (sfondare) – he breaks through

  • sollecitato (sollecitare) – urged (past participle)

  • lo spumante (e/i) – the sparkling wine

  • sorpassano (sorpassare) – they pass

  • spietata (o/a/i/e) – unforgiving, cruel

  • spoglio (io/ia/i/ie) – empty

  • una sposa (a/e) – a bride

  • staccarmela (staccare) – to shake her off

  • straziante (e/i) – excruciating

  • sussultando (sussultare) – heaving

  • terrazza (a/e) – roof platform

  • un terreno (o/i) – lot, plot of land

  • tesa (tendere) – drawn, tense (past participle as adjective)

  • il titolo (o/i) di prima (o/a/i/e) pagina (a/e) – the headline

  • trattengono (trattenere) – they hold back

  • tremante (e/i) (tremare) – faltering (present participle as adjective)